Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA DEL 1848-1849; GUERRA DEL 1859; GUERRA DEL 1866; MILLE (
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1972
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Alberto Montesoro
Nino Bixio, nonché alcune categorie di officiali ai quali, per le loro mansioni tecniche e scientifiche, erano necessari cu)tura e studio. Si trattò, però, circa questi ultimi, di pochi isolati che, se diedero un forte impulso ai progressi delle armi e delle munizioni, ben scarso contributo portarono all'accrescimento della cultura degli ufficiali nel campo strategico e tattico.
La stessa carenza, si può lamentare per quanto concerne i numerosi teorici dà cose militari: basti rammentare, in Francia lo Jomini, in Austria l'arciduca Carlo e in Italia il De Cristoforis, il Blandi e il Pisacane. Essi, in complesso, ebbero scarsa eco nel mondo militare del tempo e quasi nessuna influenza per quanto concerne la condotta delle operazioni, quando non ebbero addirittura, al riguardo, un effetto negativo. Particolarmente famoso fu allora lo Jomini, che, però, pur essendosi prefisso, con le sue numerose opere, di essere fedele interprete del pensiero militare di Napoleone I e pur partendo da basi giuste, con la soverchia analisi, con le esagerate discussioni di casi e sottocasi, col voler costringere la condotta della guerra in regole bene incasellate, per voler catalogare in numeri .fissi e costanti le condizioni essenziali per la perfetta organizzazione e condotta operativa di un esercito, finiva, purtroppo, per creare regole generali, dogmi infallibili. Ne conseguirono, in concreto, deleteri effetti, specie in Francia, in cui lo Jomini ebbe particolarmente fortuna, in quanto si diffuse la tendenza nei comandanti a ricercare, per ogni caso, la formula, la ricetta, concorrendo così a creare quella disciplina passiva dell'intelligenza che è esiziale per l'azione*
È anche opportuno notare che non rivestirono decisiva -importanza, nel campo strategico e tattico, neppure i sensibili progressi realizzati in campo tecnico, che pur portarono a innovazioni veramente salienti, specie in fatto di armi portatili, di artiglierie, di munizioni e polveri, e neppure le nuove scoperte scientifiche, specie la ferrovia e il telegrafo, anche se furono subito note* volmente sfruttate nel campo militare con innegabili vantaggi.
In conclusione si deve riconoscere che allora, per la diffusa trascuratezza degli studi da parte dei quadri, accadeva che la grande maggioranza degli ufficiali portava con sé, per tutta la carriera, come unico bagaglio professionale, le modeste, elementari nozioni di strategia, tattica, organica, logistica ecc. apprese, più o meno superficialmente, all'età di 17-18 anni, sui banchi delle Accademie di reclutamento. Non esisteva nessun centro di studi militari superiori che promovesse il completamento, l'integrazione e l'approfondimento di dette nozioni di base su fondamenti più validi e seri.
Per giunta, quello che si insegnava allora nelle Accademie di reclutamento e andava per la maggiore negli ambienti militari del tempo, rappresentava, in verità, un grave regresso, specie in fatto di strategia e di tattica, rispetto alla recente esemplare dottrina e prassi operativa napoleonica. Per convincerci di ciò e limitandoci al Piemonte ma l'esempio vale in generale basta dare un pur rapidissimo sguardo alle opere di argomento militare ivi pubblicate fra il 1832 e il 1851."
Ricorderemo, anzitutto, fl Pré.eis analytique de l'art, de la guerre par Paul Kttrrhi.it 1832, che per lungo tempo fece testo presso lo Stato Maggiore generale piemontese e all'Accademia militare e la Pratica dell'ufficiale subal-
') Per ii.neat.ii puri e vedere in particolare NICOLA BRANCACCIO, Studiamo la nostra tintinnii di guerra, in Rivista Militare italiana, 1914.
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