Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA DEL 1848-1849; GUERRA DEL 1859; GUERRA DEL 1866; MILLE (
anno <1972>   pagina <345>
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piote sulle campagne dèi Risorgimento 345
terno di fanteria di G. B. PrunetH - J837, le lesióni di arte militare ad uso della Scuola d'applicazione per Sebastiano Vassalli, 1847, ed, infine le Nozioni elementari di strategia, da Enrico Giustiniani, 1851.
Da notare che tutti questi autori dichiaravano di dare il riassunto delle dottrine del momento esposte dai più rinomati scrittori militari d'Europa; in pratica, però, la ispirazione prevalente era tratta dagli scritti dello Jomini. In tali opere si trovavano, è vero, concetti teorici di base non lontani da quelli napoleonici, ma, poi, per la loro pratica applicazione, si ponevano tali limita" moni, remore, impacci che ne risultava una visione della condotta delle ope-razioni, in verità assai simile a quella prenapoleonica. Mi sembra sufficiente rilevare come in quei manuali, ad esempio, si affermi che, in guerra, si deve mirare in sostanza con accorte manovre e occupazioni di posizioni, piuttosto Cne al combattimento, a disorganizzare il nemico e impadronirsi di ampi terri­tori. Si badi bene: è precisato disorganizzare e non distruggere il ne­mico, perche ciò, affermava il Bacchia, sarebbe in contrasto con i precetti del Cristianesimo . Ora non vi è dubbio che tale concetto è molto commendevole sotto il profilo cristiano ed umano e ci dà l'idea dell'ambiente religioso di quei tempi di imperante restaurazione, ma, certo, non ri accorda con i concetti na­poleonici tendenti ad una guerra rapida, decisiva e risolutiva. Se volessimo, poi, dare un analogo sguardo al primo regolamento tattico generale pubblicato nel 1833 in Piemonte col titolo Regolamento di servizio per le truppe di cam­pagna, che restò in vigore anche nell'Esercito italiano fino al 1882, troveremmo che esso si ispirava, sostanzialmente, ai concetti stessi del Racchia, cioè alla dottrina militare del tempo: qualche brano era preso quasi integralmente dalla accennata opera.
In sostanza possiamo dire che di Napoleone non si era, purtroppo, affatto penetrato lo spirito. Di lui si vedevano, invece, gli aspetti meno buoni: quello, ad esempio, di grande accentratoro, da cui l'idea che tutto a cominciare dalla forza morale delle truppe dovesse emanare dal comandante supremo o generale in capo. Questi, poi, doveva anzituuo possedere, ed esplicare sul campo di battaglia, colpo d'occhio ed abilità manovriera , da acquistarsi con la pratica del mestiere: la necessità fondamentale di una seria prepara­zione strategica e tattica restava del tutto in ombra. Si dava, infatti, grandis­sima importanza alla parte: mestiere . I generali, infatti, lo conoscevano bene: ne ebbero, anzi, una tale conoscenza che affogò ogni altra qualità di comando! Erano tutti buoni manovrieri formali: il migliore di loro, il Bava, ri era fatta una reputazione di buon generale facendo eseguire evoluzioni a una brigata di fanteria sulla piazzetta reale di Torino. Nella guerra si videro essenzialmente le evoluzioni: così si disperò quando i battaglioni non marcia­vano più allineati e alle distanze convenienti. Ài corpi, poi, ri insegnava ad esercitare il mestiere nei singoli dettagli, e anche le esercitazioni di piazza d'armi non brillavano per un benché minimo soffio di intellettualità.
Le grandi esercitazioni di campagna, del pari, erano, in genere, esercita­zioni coreografiche, prive di ogni pratica utilità ai fini operativi. Così deve dirsi dei noti campì di istruzione, che, dopo la pace di Vienna, si generalizza­rono ovunque. Essi piuttosto che i napoleonici campi di Boulogne, ricorda-vano i campi di Potsdam nel periodo che córre dal 1763 al 1806, in cui era prevalso quell'artifìcio che aveva finiio di usurpare il posto della realtà nella preparazione alla guerra. Fu giustamente osservato che, in questi campi di istruzione, le formazioni regolamentari di combattimento, già rigide, si frigi-