Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA DEL 1848-1849; GUERRA DEL 1859; GUERRA DEL 1866; MILLE (
anno <1972>   pagina <346>
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346 Alberto Montesoro
divano ancor più per mezzo di manovre sapientemente archi iettai e in cui tutte era regolato, posizioni, movimenti, fuochi, momento per momento.
Il maresciallo Canrobert nei suoi Mémoires, ') trattando delle manovre fatte svolgere da Napoleone III nel 1854 al Campo di Cliàlons, affermo che esse erano state preparate come per un ballo e le truppe manovravano con gli stessi procedimenti di quelli di Potsdam. Proprio sui campi di Cliàlons venne allora riprodotta la battaglia di Marengo, ma dopo ogni fazione, alla sera, generali e marescialli venivano riuniti dall'imperatore, che offriva loro, per alimento in­tellettuale, strategico e tattico, la lettura di una battaglia napoleonica... nella poetica versione del Thiers.
È certo che attraverso tutte queste esercitazioni, che non costringevano coloro che le eseguivano ad alcuna fatica cerebrale, non poteva incrementarsi il senso dell'iniziativa e l'abitudine alle intelligenti e pronte decisioni, tanto ne­cessarie sul campo di battaglia.
È stato già osservato che si staccavano alquanto dagli altri i campi dì istru­zione dell'esercito sardo a S. Maurizio Canavese, che risultavano una buona scuola specie per l'artiglieria. Notevoli anche le manovre campali fatte eseguire dal maresciallo Radetzky nei dintorni di Verona e Peschiera, specie quelle dell'anno 1844, che costituirono ottima scuola per ì comandanti di ogni grado e per gli ufficiali di Stato Maggiore.
Limitandomi sempre all'esercito piemontese (le stesse cose, all'incirca, accadevano negli altri eserciti europei) dirò che il Comando non era fortemente organizzato: pur essendo accentrato nella persona del re, non riceveva da que­sto sostanziale indirizzo, giacché i sovrani che si succedettero sul trono dalla Restaurazione in poi non si segnalarono per titoli di cultura e preparazione militare da potersi imporre come maestri dei loro dipendenti. Nell'articolo n. 2 dell'accennato: Regolamento di servano per le truppe in campagna era stabi­lito: Quando non piaccia a Sua Maestà di assumere in persona il comando dell'armata in guerra, il generale cui questo comando sarà affidato, avrà il ti­tolo di generale in capo. Era prescritto anche che l'armata, in guerra, doveva essere ordinata in divisioni, sia di fanteria, sia di cavalleria, suddivise in bri­gate e che varie divisioni potevano essere riunite in corpi d'armata. Poiché, però, in pace esistevano i soli comandi di brigata (quelli di divisione avevano carattere territoriale e quelli di corpo d'armata non esistevano) ne conseguiva che l'organizzazione dei comandi doveva essere improvvisata all'atto della guerra, con tutti gli inconvenienti che ne derivavano.
Da notare, poi, che le incombenze affidate ai comandi di divisione e di brigata erano essenzialmente di ordine: rassegne, riviste, controlli amministra­tivi, applicazione di regolamenti, sorveglianza sulle evoluzioni dei reparti di­pendenti. L'unica autorità che poteva agire con proprie idee e con proprio ini­ziativa era il comandante in capo e, in parte, quelli di corpo d'armata. Gli altri generali dovevano essere solo materiali esecutori di ordini, persone pratiche 'dei particolari del mestiere, uomini di dettaglio, insomma. Si pensava che tale praticità potesse rendere atti ai più alti comandi, mentre, curando le cose for­mali, i generali non venivano affatto preparati, né addestrati ad assumersi re­sponsabilità non previste dai regolamenti, né ad agire di iniziativa.
ABTIJHO VACCA-MACCIOUWI, La guerra nei secoli XV11I e XIX, Torino, 1929, voi. U, p. 19.