Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA DEL 1848-1849; GUERRA DEL 1859; GUERRA DEL 1866; MILLE (
anno
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1972
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pagina
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347
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/Vote sulle campagne dei Risorgimento JH0
Quanto al servizio di Stato Maggiore, ricorderò che proprio in quel perìodo sorsero quasi ovunque gli Siati Maggiori, che rispetto a quelli federi-ciani e napoleonici, avevano la caratteristica di esistere e funzionare fin dal tempo di pace. In pace, però, gli ufficiali di Stato Maggiore erano applicati essenzialmente a incombenze di carattere storico, statistico, burocratico e, particolarmente, topografico: a compiti, cioè, di puro studio, a compiti da tavolino, che non potevano certo sviluppare in loro grandi virtù operative, né li preparavano ai più alti e complessi compiti di coadiutori dei comandanti nella preparazione e condotta delle operazioni di guerra; in guerra furono pochi e scarsamente preparati.
Vigeva anche l'idea che la compilazione del piano di guerra fosse compito normalmente affidato al comandante in capo, o, eventualmente, a un consiglio composto da un piccolo numero di militari e uomini di Stato. Accadde praticamente che, sia in previsione delle guerre, sia durante le operazioni, non si approntarono mai seriamente veri piani di campagna: volta a volta, secondo l'eventuale obiettivo e spesso senza alcuna coordinazione fra loro, si formulavano parziali progetti di operazioni. Questo sistema e la mancanza di unità di comando fecero adottare la consuetudine dei frequenti consigli di guerra, risultati, di norma, inconcludenti.
Quando, poi, verso la metà del secolo, col riprendere vigore delle idee liberali, l'ostracismo per Napoleone I andò progressivamente attenuandosi e un intelligente studio dell'opera sua avrebbe potuto rialzare l'arte militare dal basso livello a cui era discesa dopo la sua scomparsa, intervenne un altro elemento a impedire che ciò avvenisse: il fatto che l'epopea napoleonica aveva assunto il valore di leggenda.
Napoleone fu meraviglioso trascinatore di nomini* L'eroico petit capo* ral p della campagna d'Italia ebbe la straordinaria virtù di magnetizzare i suoi soldati, seppe convincerli di essere veramente i portatori all'umanità degli immortali principi dell'89, gli araldi di un nuovo mondo. Cosi riuscì a fare assaporare loro l'ebbrezza di evadere dalla mediocrità e di vivere in un clima eroico di grandezza e gloria senza pari, in cui ogni sacrificio diventava leggero. Era un po', il clima della nostra battaglia del Piave del 1918: Meglio vivere un giorno da leone che cento anni da pecora.
Quanto poi alla sua arte di sommo stratega e di tattica, è indubbio che Napoleone, per la sua innata, incomparabile genialità militare operativa, corroborata da un intelligentissimo studio delle gesta dei grandi capitani del passalo e resa possibile anche dalle nuove applicazioni pratiche, riuscì a comprendere, e penetrare intimamente e a porre in pratica attuazione (il che è sempre sommamente arduo) in modo insuperabile i principi fondamentali ed eterni dell'arte della guerra. A questi, attività, informazione e iniziativa, spirito di offensiva, ricerca dell'azione risolutiva, annientamento dell'avversario; massa ed economia delle forze, convergenza degli sforzi, persistenza nell'azione; sica* rezza; manovra, sempre, più o meno inconsciamente, si sono ispirati, per innaia genialità, qualche volta anche per studio, >i più grandi condottieri di tutti i tempi e conservano non poco valore ancor oggi. Di qui la intelligente preparazione da parte di Napoleone del suo strumento di guerra, la grande Armée, le sue manovre strategiche e tattiche, le sue tante vittorie, capolavori di genia lità, rapidità, decisione e audacia.
Ma, come già detto, verso la metà del secolo, l'epopea napoleonica, attraverso la letteratura e la stampa, era ormai entrata nella leggenda. Andavano