Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA DEL 1848-1849; GUERRA DEL 1859; GUERRA DEL 1866; MILLE (
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1972
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349
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Note sulle campagne del Risorgimento 349
della teoria che il fuoco è lutto, in quarti" la BOB efficacia basta a fermare e di-struggere l'avversario.
La tattica, pertanto, oscillò, allora, fra questi due estremi: poiché le armi perfezionate incominciano a donneggiare da lontano, occorre portarsi sotto al piti presto e attaccare alla baionetta, oppure: bisogna coprirsi, gettarsi nei fossi e non impressionarsi di nulla, perché il fucile otterrà ciò che altre volte ottenne la baionetta.
In tutti gli eserciti, poi, la coopcrazione delle armi nel combattimento era nula. L'artiglieria era migliorala tecnicamente, ma viveva staccata dalle altre anni e trascurava assolutamente la tattica d'insieme. La cavallerìa coltivava assai l'equitazione a scapito della manovra, curava più l'ordine che lo slancio. Non era, poi, gran che utilizzata per l'esplorazione, ma generalmente relegata tra i bagagli e i convogli, come un oggetto di lusso.
Penso sia 1 caso di riportare qui le parole della relazione sulla campagna del 1848 redatta dalla apposita Commissione che ebbe segretario e magna pars Carlo Promis. Qualche errore era inevitabile, per mancanza di esperienza personale, dopo trentaquattro anni di pace; ma restava pur sempre la scienza che è l'esperienza storica, cresciuta e ridotta a principi specialmente dopo le immortali campagne di Napoleone, e fu sconosciuta: restava il raziocinio, che è primo fondamento di ogni grande operazione come di ogni minutezza di guerra e non fu quasi adoperato esso pure. Noi non avevamo generali formati sul campo di battaglia: ma essi avrebbero potuto anche in pace, fornirsi di quei lumi, che resero vittoriosi, sin dai primordi, Massena, Moreau e l'Arciduca Carlo. Commentò giustamente al riguardo il gen. Vacca-Maggiolini: Tali parole trassero maggiore autorità dalla nuova dolorosa esperienza del 1849 ed in effetti si ebbe qualche opportuno provvedimento riparatore del governo piemontese. Ma ben scarso fu il risultato, probabilmente perché mancò da una parte la tenacia e la fede per esigere un risoluto sforzo intellettuale e trionfarono dall'altra l'apatia ed il misoneismo.
Certo è che alTinoiroa con la stessa impreparazione ci presentammo a combattere nel 1859, nel 1860 e nel 1866. Occorse Custoza e l'affacciarsi di nuove generazioni perché nell'esercito italiano si affermasse la necessità di avere e di conoscere una dottrina di guerra e che mutasse, perciò, radicalmente l'ambiente intellettuale e culturale.11
Mi pare che la controprova di quanto affermato sia fornita dal fatto che quanti, invece, avevano potuto e saputo abbeverarsi intelligentemente alla pura fonte napoleonica, sia direttamente (come il Bugeaud ed il Radetzky) o attraverso un intelligente studio (come l'arciduca Alberto e Manfredo Fanti), riuscirono a sollevarsi dalla mediocrità dei tempi e a condurre, con saggezza e fortuna gli eserciti loro affidati al successo.
Per concludere: i generali del nostro Risorgimento furono, quasi tutti, dei bravi comandanti del loro tempo, che fu, però, un tempo in cui, in genere, si seppe valorosamente combattere e anche sacrificarsi, ma non si seppe fare in telligentemente la guerra sotto il fondamentale riguardo strategico e tattico. Cosi* come ebbe, di recente, a scrivere il gen. Mondani, in sostanza, allora non avemmo mai veri capi: è mancato sempre l'uomo capace di assumere il comando e di tenerlo con energia e capacità. Queste, del resto, sono, a mio
1) VACC-MA;IOI.INI, op, r.U..t p. 18.