Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA DEL 1848-1849; GUERRA DEL 1859; GUERRA DEL 1866; MILLE (
anno
<
1972
>
pagina
<
352
>
352
Alberto Montt'soro
Laumrmora e il Cialdini: della sua energia di uomo e di comandante fa fede* oltre alla decisione dimostrata nei riguardi di Garibaldi nell'autunno dei 1859 in Emilia, il Ealto che il Fanti stesso, come scrisse Ferdinando PetrucceUi della Gattina nel 1862, era il solo * che osasse resistere al conte di Cavour.1)
E lo stesso Petr uccelli, uomo politico e scrittore spesso assai polemico e dalla lìngua tagliente, ma buon conoscitore degli uomini del suo tempo, sempre trattando del Fanti, scrisse, allora, anche: Lo ri dice forte in strategia ed in genere assai istrutto nelle scienze militari . * ' E poco oltre, dopo aver accennalo ai torti che si rimproveravano al Fanti, il Petruccelli osservava: Però non gli si tien conto di un merito supremo. U generale I.amarmora aveva organizzato un magnifico esercito piemontese: il generale Fanti ha creato l'esercito italiano. Egli gli ha dato lo stampo, lo spirito di corpo, l'orgoglio la coscienza del suo valore: lo ha preparato alla vittoria.5*
Citiamo, infine, alcuni difetti di carattere di altri capi militari, difetti, del resto, che furono comuni a quasi tutti gli nomini di spicco di quella travaglata temperie della nostra patria: difetti di presunzione, di ambizione e anche rivalità personali, che non giovarono, certo, ai fini del cameratismo e della cooperazione in pace e in guerra, E. forse, qualche volta, detti capi mancarono anche del coraggio delle grandi responsabilità e della fede incrollabile nella possibilità di vincere anche nei momenti più. gravi: l'esempio mirabile del generale Bonaparte a Marengo non sempre fu ricordato! A quei capi, però, vanno, senza dubbio, generalmente attribuite non poche, né piccole qualità di mente e di cuore e il fatto che essi diedero anche molte buone prove e resero segnalati servigi nel campo militare e qualche volta anche in quello politico alla Nazione che faticosamente risorgeva nella libertà, unità e indipendenza. A loro, come in genere ai comandanti di ogni grado, anche ai più modesti, va ricono scinto il valore personale, lo spirito di sacrificio e l'amore per la patria: ma, soprattutto, il sommo merito di aver saputo infondere, con la loro diuturna ed appassionata attività, col loro prestigio e col loro esempio, nell'animo buono e generoso dei migliori figli di tutte le regioni della penisola, quel sentimento del dovere, dell'onore militare, quell'entusiasmo, quell'amore per l'Italia e quella abnegazione per il suo supremo bene che brillarono sempre sui campi di battaglia, anche a Novara e a Custoza, e furono elementi di base del nostro Risorgimento.
Per finire aggiungerò che le clamorose vittorie prussiane del 1866 e del 1870 furono un campanello di allarme. Da parte di tutti si incominciò a capire che ai generali, come ai comandanti in genere, affinché siano in grado di affrontare le tremende responsabilità di preparare bene gli eserciti per la guerra e di guidarli degnamente sul campo di battaglia, il che comporta certo per molti, come soleva affermare il Mollke, di < morire con onore per l'interesse supremo della Nazione, non basta avere valore personale e dare l'esempio, ma occorrono anche salde doti di carattere, di intelligenza e di preparazione, doti che debbono essere seriamente coltivate in pace, se si vuole che diano i loro frutti nel momento tragico della prova.
ALBERTO MONTESOKO
0 FERDINANDO PETRUCCBUCI UBLLA GATTINA, / moribondi Palaszo Carignano, Torino, 1862, p. 74.
2) ìbidem, p. 73.
3) Ibidem* p. 74.