Rassegna storica del Risorgimento
PERUGIA STORIA 1859
anno
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1972
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pagina
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353
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PERUGIA 1859: L'ORDINE DI SACCHEGGIO
Il 14 giugno 1859, ì liberali perugini si pronunciarono con una imponente dimostratone popolare per una aperta adesione alla guerra nazionale che si stava svolgendo in Lombardia; il pavido delegato pontificio, mona. Luigi Giordani, timoroso per la propria incolumità, non oppose alcuna resistenza, ed alla delegazione che gli chiedeva l'avallo governativo alla volontà della popolazione chiese solo, a sua volta, che gli fosse permesso raggiungere Foligno senza pericoli.
Come già a Firenze ed a Bologna, anche a Perugia la Società Nazionale era riuscita ad ottenere un successo pieno; con una facilità che destò in loro stessi non poca meraviglia, gli uomini che componevano il Comitato perugino della Società assunsero il pieno controllo della situazione. Padroni della città dopo la fuga del delegato, anche i 400 soldati della guarnigione raggiunsero Foligno Francesco Guardabassi, Nicola Danzetta, Zefhrino Faina e Tiberio Berardi si costituirono in Governo Provvisorio, e, come primo atto, offrirono la dittatura a Vittorio Emanuele.
Sette giorni dopo, il 20 giugno, alle tre e 1/2 del pomeriggio, il 1 reggimento estero al servizio della Santa Sede comunemente chiamato reggimento svizzero z dava inizio all'attacco contro Perugia per riportare la città sotto l'autorità pontificia. Mezz'ora per snidare i difensori dal Frontone, due ore per avere ragione della viva resistenza dei rivoltosi da Porta San Pietro : alle sei e 1/2 i soldati pontifici entravano all'interno delle mura cittadine rendendo vana ogni ulteriore difesa. Meno di tre ore di combattimento, tre morti e un numero poco superiore di feriti gravi, questo il bilancio dello sforzo compiuto da Schmid, colonnello comandante il reggimento, per riportare la bandiera pontificia a Perugia: un bilancio accettabile se si pensa all'eroica resi* stenza dei perugini alla Porla San Pietro. Anche il Governo Provvisorio perugino aveva conseguito gli obiettivi che si era ripromesso di ottenere quando aveva deciso di opporsi con la forza all'intervento armato pontificio: Perugia non doveva consegnarsi senza resistere come aveva fatto dieci anni prima con gli Austriaci* Perugia, con una strenua difesa, doveva testimoniare la sua decisa volontà nazionale. Cinque morti e pochi feriti gravi in meno di tre ore di dura lotta in cui i difensori, inferiori di numero, dovettero inoltre far fronte ad un'errata strategia militare che li volle divisi lungo tutta la cinta muraria al momento dell'attacco pontificio: questo era il tributo che i perugini pagavano per dimostrare a Roma l'impossibilità di un pacifico ritorno allo status quo preesistente e per presentare a Torino un pegno di una decisa volontà italiana e non municipale. Per il Governo Provvisorio perugino lo acontro con il reggimento estero doveva avere questo valore simbolico, giacché la prospettiva di una vittoria militare non fu mai, realisticamente, presa in seria considerazione; per Schmid, più semplicemente, il confronto con gli in-
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