Rassegna storica del Risorgimento

PERUGIA STORIA 1859
anno <1972>   pagina <354>
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Romano Ugolini
sorti doveva portare al reiusedianiento del Governo centrale nella città. Alle sei e 1/2 del pomeriggio del 20 giugno, ambedue gli obiettivi potevano dirai conseguitii Faina, Guardabassi, Berardi, l> insieme con gli altri compromessi nel moto, abbandonavano Perugia per sfuggire albi reazione della Santa Sede e Schmid ed i suoi nomini, abbattuta la porta di San Pietro, entravano in città incontrando resistenza solo nei colpi di fucile di alcuni franchi tiratori e nelle tegole che, in mancanza di altre armi, venivano loro lanciate dai tetti.
A questo punto si verificò rnwenimento che sorprese e commosse opi­nione pubblica e governi di tutta Europa: i soldati pontifici, lungi dal marciare verso il palazzo del Delegato ed inalberarvi nuovamente la bandiera della Santa Sede, si divisero disordinatamente in varie schiere e presero d'assalto negozi, magazzini ed abitazioni nei borgo San Pietro saccheggiando e devastando là dove riuscivano a penetrare, ed appiccando il fuoco quando il loro impeto era arrestato da qualche serratura resistente. Non faremo qui un elenco delle case e visitate e danneggiate dalle truppe svizzere. Basterà indicare alcuni esempi: il Monastero di San Pietro fu spogliato di preziosi arredi sacri e l'ar­chivio, deposito di documenti e opere d'arte d'inestimabile valore, fu irrime­diabilmente danneggiato; hi casa del fabbro Mauro Passerini fu completamente devastata e le masserizie saccheggiate: lo stesso Passerini con la moglie cadde vittima della furia dei soldati; il negozio di Natale Santarelli, infine, fu incen­diato, non prima, però, che le merci giacenti nel locale e il denaro trovato nella soprastante abitazione avessero cambiato proprietario.3) Come è facile intuire l'azione violenta e indiscriminata delle truppe svizzere diede luogo a episodi di reazione da parte di alcuni perugini che, non avendo partecipato alla difesa, vedevano poste in pericolo le proprie cose nel momento stesso in cui l'ingresso di Schmid in città e la fuga dei più compromessi nell'insurrezione verso il confine toscano aveva fatto turar loro un sospiro di sollievo. Tale rea­zione, che era originata più dall'amara sorpresa dì doversi preoccupare della propria incolumità dopo aver creduto allo scampato pericolo che da un effet­tivo desiderio di resistenza, si risolse in episodi isolati e improduttivi: è questo 2. caso di un cameriere dell'Hotel di Francia che, appostato dietro la porta d'ingresso, sparò un inutile colpo di fucile verso alcuni soldati. Questi rispo­sero al fuoco, cercando di colpire il franco tiratore il quale, vedendo la rea* zione dei pontifici, si diede alla fuga. Un suo collega, però, si lanciò avanti con un coltello e uccìse un sergente, restando poi vittima delle baionette dea soldati. Era una reazione a catena: la truppa infuriata si lanciò all'interno del* l'albergo rapinando e saccheggiando, uccise il proprietario che si era fatto avanti per cercare di capire quanto slava succedendo e, fatto importante per la risonanza mondiale che ebbe, derubò e tentò di uccidere anche un gruppo di
-) Nicola DanzHm aveva lascialo Perugia il 17 giugno per recarsi a Firenze e a Tarino, dove avrebbe dovuto hiedere a Boncompaguì e Cavour un più concreto ap­poggio all'insurrezione. La san missione fu resa inutile dalla rapidità con la quale Schmid portò a termine l'incarico affidatogli.
2) Sugli episodi di violenza commessi dalle truppe pontificie sì veda GIUSTINIANO DEGLI AZZI, L'insurrezione e le stragi di Perù ((in dèi giugno 1859t Perugia, B anelli, 1909, pp. 86*116.