Rassegna storica del Risorgimento

PERUGIA STORIA 1859
anno <1972>   pagina <355>
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cittadini statunitensi che... tranquillamente consumavano la loco cena, del tutto indifferenti a quanto da varie ore avveniva in città.
Saccheggi, devastazioni, incendi continuarono fino a notte inoltrata, fino a quando cioè Schmid in persona insieme a qualche ufficiale non riuscì con molta fatica, a radunare i soldati nelle caserme.
Ventuno morti, migliaia di scudi di danni, questo il bilancio pagato dai perugini alla violenza delle truppe papali: se si pensa che nel 1848, in una battaglia campale, quella di Goito, i piemontesi ebbero 111 morti, si può com­prendere bene quale emozione la notizia di tante morti civili * tra cui molte donne e persone anziane potesse provocare in Italia e in Europa.
Mentre a Perugia avveniva tutto ciò, i componenti dei Governo Provvi­sorio e coloro che maggiormente si erano impegnati nell'insurrezione si dili­gevano velocemente verso la Toscana. Il confine fu attraversato dai primi gruppi di fuggiaschi nella notte fra il 20 e il 21 giugno, e le notizie recate sparsero l'allarme fra la popolazione dei centri toscani vicini. L'eco giunse al­l'orecchio del prefetto di Arezzo, Francesco Doni, il quale nella mattinata del 20 giugno avvertì telegraficamente Ricasoli dell'arrivo degli esuli e, quindi, di quanto era avvenuto a Perugia. Naturalmente, i primi fuggiaschi informa­rono Doni solo della caduta della città, nulla sapendo degli avvenimenti suc­cessivi. Solo nella mattinata del 22 giugno il prefetto potè dare a Ricasoli le prime notizie sul saccheggio delle truppe pontificie e ciò, con tutta evidenza, sulla base di informazioni raccolte presso coloro che avevano lasciato Perugia solo nella tarda serata del 20.2J Gli esuli attribuirono gli eccessi dei soldati ad un atto di indisciplina, ad insubordinazione verso Schmid, allo scatenarsi di un desiderio di vendetta per la accanita resistenza, che il colonnello sviz­zero era stato incapace a frenare. Tale supposizione la più ovvia fu an­che avallata dal decaduto Governo Provvisorio che, tramite Doni, chiese a Ricasoli che fossero fatti presso l'ambasciala francese a Roma i passi necessari perché quegli eccessi venissero a cessare.3' Crediamo, quindi, di immaginare la sorpresa di Danzetta, Guardabassi e degli altri esuli quando, probabilmente il 30 giugno, vennero portati a conoscenza di un manifesto stampato a Roma dal Comitato Nazionale Romano e giunto a Firenze attraverso la trafila se­greta della Società Nazionale. Il manifesto era stato affisso, in numerose copie, sui muri di Roma nella mattinata del 29 giugno e conteneva un ordine di sac­cheggio che il Sostituto Ministro delle Armi pontificio Luigi Mazio, avrebbe dato a Schmid.4) Non già una iniziativa dei soldati ma, secondo il Comitato
0 Carteggi di Bettino Ricasoli, a cura di MAKIO NOBILI e SERGIO CAMEKANI, voi. Vili, (27 aprile 1859-31 luglio 1859), Roma, Istituto storico italiano per l'età mo­derna e contemporanea, 1956, pi 228.
2) Ibidem, p. 230.
3) Ibidem.
4) Il manifesto è riportato nella Cronaca romana di Nicola Roncalli (Museo Cen­trale del Risorgimento. Roma IM.C.R.R..1, voi. msti. 111). Q testo fu poi pubblicato in numerosi lavori; primo fra tutti la Narrazione storica dei fatti accaduti in Perugia dal 14 al 20 giugno 1859, Cortona, Bimbi, 1860, p. 3. (Sì tratta di un secondo opuscolo della caduta Giunta perugina). In seguito, fra gli altri : ANTONIO ZOBI, Cronaca degli avvenimenti (Pituita nel 18S9 corredata da. documenti per servire alla storiai Fironte, Grazabri-Giannini, 1860, voi. II, p. 72; Lumi ZINI, Storia d'Italia dal 1850 al 1866
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