Rassegna storica del Risorgimento

FALANGE SACRA; MAZZINIANESIMO
anno <1972>   pagina <366>
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Nando Sevi
Libertà: Venezia e Roma, dovrebbero essi dar opera segreta a numerare e ordi­nare gli uomini che hanno la fede repubblicana nell'anima. È lavoro indispen­sabile. Bisogna formare un nucleo sacro il quale possa un giorno, in una colli* sione tra il Governo e il Paese, cacciarsi in mezzo a moltitudini incerte e assu­mere, colla forza della compattezza, una iniziativa a prò del principio . l)
Uno scontro che veda opposti Governo e Paese renderebbe possibile il e cangiamento di forma > e darebbe quindi il segnale dell'azione alla Falange Sacra , i cui uomini, formato esercito compatto nel vincolo dell'iniziativa comune con quelli che costituiscono il primo grado, si infiltrerebbero fra le masse indecise e sbandale guidandole alla vittoria del principio repubblicano.2 Una insurrezione nel Mezzogiorno della Penisola, una grave violazione dello Statuto o anche una collisione provocata da una iniziativa repubblicana sul Ve­neto potrebbero determinare secondo Mazzini quello scontro fatale.3' Nel quadro della particolare situazione europea del momento, quest'ultima pos­sibilità come vedremo tra breve gli pare la più realizzabile.
/ dissidi all'interno del Partito e gli uomini della Falange Sacra*- Il progetto di Mazzini non trova, però, la sperata concordia d'intenti ed egli non può fare a meno di esprimere il suo fermo disappunto. Abbiamo perduto due mesi. Il volo dato a Lugano è rimasto lettera morta , scrive il 28 ottobre agli amici Libertini, Bertani. Mario, Mosto, Savi ecc.4) Non tutti quelli che a Genova formano il Consiglio dell'Emancipatrice, infatti, sono d'accordo nel-l'accettare l'ordinamento segreto a due gradi. Costoro e in particolar modo Ber* lani. Miceli, Nicotera, Libertini, nonché Crispi, Mordimi e altri, rappresentanti della Sinistra garibaldina e parlamentare, non si sentono disposti a farsi ancora centro di un lavoro repubblicano. Dopo anni di lotte combattute per avere l'Ita­lia unita e repubblicana, avendo il Paese raggiunto l'Unità quasi completa con la monarchia (ed essi la carica di deputali), questi uomini sono entrati ormai nell'ordine di idee di considerare la monarchia stessa come un'istituzione che, allo stato delle cose, è impossìbile e, in certa misura, anche dannoso rovesciare. Cosi che, pur non abbandonando con ciò l'idea repubblicana, essi ritengono tuttavia che l'unica cosa da fare sia quella di lottare democraticamente per i propri principi all'interno del sistema, in Parlamento, cercando di migliorarlo. È indicativo, in questo senso, che su questa stessa linea si pongano, almeno inizialmente, anche due mazziniani di vecchia data come Aurelio Saffi e Fede­rico Campanella.5)
1) *../ voi. LXXI11. p. 362.
2) Lettera a N. Mignogna del 21 febbraio 1863 : 11 Popolo ora non intende la parola Repubblica, ma regna nel Paese un giusto malcontento che può un giorno por­tarci subitamente innanzi, più asai che or non crediamo. Una collisione di popolo col Governo può sorgere per cagioni imprevedibili. In una collisione - come di so* lito avviene * - la vecchia bandiera e assalita. Taluno, nel vuoto, chiede quale debba essere il grido. Una minoranza ordinata, compatta risponde: repubblica. E l'istinto delle moltitudini, eccitate, acclama. S.EJ., voi. LXXIV, p. 44 e sgg.
3) S.EJ voi. LXXlU. pp. 226*227: lettoni ad Addano Lemmi del 27 novem­bre 1862.
) S.KJ* voi. CXXULT, p. 126.
5> Ma dopo le dimissioni nwwsgnatc nel dicembro del "63, insieme ad altri espo­nenti della Sinistra, come vedremo, sia Sani che Campanella rinunceranno definitiva* mente a porre la loro candidatura, rimanendo così volontariamente fuori del Par* lamento.