Rassegna storica del Risorgimento

FALANGE SACRA; MAZZINIANESIMO
anno <1972>   pagina <369>
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La a Falange Sacra 369
chio tlevii. Io non ho tempo di provarti il contrario. gli scrive e come importi, pur seguendo la nostra via di non essere in lotta con patrioti buoni e influenti e in fondo nostri nelle idee. A poco a poco ti convincerai . ') E ancora: Il nostro apostolato di principi dev'essere repubblicano: tra noi, dobbiamo contarci e organizzarci; ma se a quanti possono lavorare per Venezia poneste condizione d'inalzare bandiera repubblicana, fareste male. Questa que­stione quanto ad azione deve lasciarsi al popolo J predichiamo dunque repub­blica, ma sul terreno d'azione raccogliamo gli uomini di bandiera neutra.
È appunto quella bandiera, contrastata nell'intento dal Governo, che può spingerci dove tendiamo . -'
Quadrio resta comunque una delle poche persone su cui poter contare in ogni occasione. La redazione milanese dell'Unità Italiana, di cui egli è diret­tore con Brusco Onnis, diventa punto di riferimento per coloro che si dedi­cano all'impresa veneta. Brusco, dal canto suo, oltre a contribuire alla raccolta di fondi e armi per Venezia collabora con Maurizio e con Giovanni Grilenzoni alla diffusione e all'organizzazione della Falange Sacra nelle varie zone della Lombardia, dal Centro d'Azione di Milano.
Gli altri principali esponenti della Falange sono i genovesi D agnino, Savi, Mosto, ed il fiorentino Giannelli. Felice Dagnino è, con Savi, membro attivo della Confederazione Operaia Genovese al cui interno è presidente dell'As­sociazione dei Caffettieri, Bigliardari, Liquoristi e Birrai di Genova. Lo spe­ciale incarico, che egli ha nel partito, di raccogliere i fondi da impiegare per là propaganda repubblicana e per l'armamento del popolo (in preparazione alla guerra di liberazione) gli consente di avvicinare più volte Mazzini, che ha subito modo di apprezzarne la tenacia e la fedeltà, stringendosi con lui in affettuosa amicizia. L'Esule lo sceglie, perciò, come confidente per le comuni­cazioni e le corrispondenze che mantiene costanti con società operaie ed uomini del partito a Genova, oltre ad affidargli delicate missioni (nel '64, ad esempio, si reca, quale emissario di Mazzini, nel Friuli per organizzarvi l'insurrezione). La città ligure è in questo periodo il centro propulsore delle idee mazziniane e da essa si irradia ogni iniziativa repubblicana verso il resto del Paese.
A Genova svolge la sua attività sociale e politica Francesco Bartolomeo Savi, senza dubbio il personaggio più autorevole e rappresentativo della Con­federazione Operaia. La sua posizione di mazziniano fervente, al tempo stesso ben accetto all'elemento garibaldino (non altrettanto lo è, invece, Dagnino), unita alle sue innegabili doti di organizzatore e moderatore, gli consente di superare e di annullare in sé i molteplici elementi di dissenso, che sono già nel partito e che non mancano di certo nella ancor più complessa struttura del movimento operaio, dove lo scontro delle tendenze tra i favorevoli ed i con­trari alla sua politicizzazione è quanto mai acuto. Savi rivolge allora il suo impegno a realizzare una confederazione di tutte le società della Penisola in un patte di fratellanza e alla affermazione della funzione politica degli ope­rai secondo le direttive di Mazzini che vuole fare di questi ultimi una forza poderosa a servizio dell'unità nazionale e della rivoluzione repubblicana. Que­sto importante risultato lo raggiunge finalmente al Congresso di Parma del­l'ottobre '63, in cui viene appunto decisa la costituzione di una federazione
1) S.EJn voL LXXUI, p. 1S4,
2) Ibidem, p. 193.
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