Rassegna storica del Risorgimento
FALANGE SACRA; MAZZINIANESIMO
anno
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1972
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chio tlevii. Io non ho tempo di provarti il contrario. gli scrive e come importi, pur seguendo la nostra via di non essere in lotta con patrioti buoni e influenti e in fondo nostri nelle idee. A poco a poco ti convincerai . ') E ancora: Il nostro apostolato di principi dev'essere repubblicano: tra noi, dobbiamo contarci e organizzarci; ma se a quanti possono lavorare per Venezia poneste condizione d'inalzare bandiera repubblicana, fareste male. Questa questione quanto ad azione deve lasciarsi al popolo J predichiamo dunque repubblica, ma sul terreno d'azione raccogliamo gli uomini di bandiera neutra.
È appunto quella bandiera, contrastata nell'intento dal Governo, che può spingerci dove tendiamo . -'
Quadrio resta comunque una delle poche persone su cui poter contare in ogni occasione. La redazione milanese dell'Unità Italiana, di cui egli è direttore con Brusco Onnis, diventa punto di riferimento per coloro che si dedicano all'impresa veneta. Brusco, dal canto suo, oltre a contribuire alla raccolta di fondi e armi per Venezia collabora con Maurizio e con Giovanni Grilenzoni alla diffusione e all'organizzazione della Falange Sacra nelle varie zone della Lombardia, dal Centro d'Azione di Milano.
Gli altri principali esponenti della Falange sono i genovesi D agnino, Savi, Mosto, ed il fiorentino Giannelli. Felice Dagnino è, con Savi, membro attivo della Confederazione Operaia Genovese al cui interno è presidente dell'Associazione dei Caffettieri, Bigliardari, Liquoristi e Birrai di Genova. Lo speciale incarico, che egli ha nel partito, di raccogliere i fondi da impiegare per là propaganda repubblicana e per l'armamento del popolo (in preparazione alla guerra di liberazione) gli consente di avvicinare più volte Mazzini, che ha subito modo di apprezzarne la tenacia e la fedeltà, stringendosi con lui in affettuosa amicizia. L'Esule lo sceglie, perciò, come confidente per le comunicazioni e le corrispondenze che mantiene costanti con società operaie ed uomini del partito a Genova, oltre ad affidargli delicate missioni (nel '64, ad esempio, si reca, quale emissario di Mazzini, nel Friuli per organizzarvi l'insurrezione). La città ligure è in questo periodo il centro propulsore delle idee mazziniane e da essa si irradia ogni iniziativa repubblicana verso il resto del Paese.
A Genova svolge la sua attività sociale e politica Francesco Bartolomeo Savi, senza dubbio il personaggio più autorevole e rappresentativo della Confederazione Operaia. La sua posizione di mazziniano fervente, al tempo stesso ben accetto all'elemento garibaldino (non altrettanto lo è, invece, Dagnino), unita alle sue innegabili doti di organizzatore e moderatore, gli consente di superare e di annullare in sé i molteplici elementi di dissenso, che sono già nel partito e che non mancano di certo nella ancor più complessa struttura del movimento operaio, dove lo scontro delle tendenze tra i favorevoli ed i contrari alla sua politicizzazione è quanto mai acuto. Savi rivolge allora il suo impegno a realizzare una confederazione di tutte le società della Penisola in un patte di fratellanza e alla affermazione della funzione politica degli operai secondo le direttive di Mazzini che vuole fare di questi ultimi una forza poderosa a servizio dell'unità nazionale e della rivoluzione repubblicana. Questo importante risultato lo raggiunge finalmente al Congresso di Parma dell'ottobre '63, in cui viene appunto decisa la costituzione di una federazione
1) S.EJn voL LXXUI, p. 1S4,
2) Ibidem, p. 193.
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