Rassegna storica del Risorgimento
FALANGE SACRA; MAZZINIANESIMO
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1972
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Nando Sevi
allorché si interrompono senza che i due protagonisti siano addivenuti ad nn accordo.
Per Mazzini il piano da seguire è questo: iniziativa insurrezionale nel Veneto, entrata in azione di gruppi di volontarie inevitabile intervento go-vernativo, mentre lo scoppio di una ri voi ti zio ne ha Galizia impegnerebbe l'Austria sa nn altro fronte. Quello che egli vuole è che si faccia una guerra italiana, al di fuori di intrighi e giuochi ili alleanze diplomatiche. Ribadisce quindi la sua decisa avversione a legarsi a patti che impegnano per il futuro e assicura che non intende assolutamente sollevare, per il Veneto, la questione politica. Tiene, però, a precisare che data questa sicurezza, il migliore accordo e quello di lasciarci fare e apprestarsi a cogliere rapidamente l'opportunità che noi cercheremo d'offrire . ') Mazzini non nasconde inoltre la sua sfiducia verso il governo Minghetti, per il suo asservimento olla politica della Francia imperiale; suggerisce perciò un mutamento di ministero, indicando in Ricasoli o Crispi le persone più adatte a guidarlo nella nuova situazione.
Il re, dal sno canto, gli fa chiaramente dire di non poter ammettere che il Partito prenda l'iniziativa nei fatti che devono succedere, e se tal fatto accadesse, sarebbe represso colla forza , nello stesso tempo però afferma di essere disposto a concertare come si chiede, ma assumendo io e il mio Governo, quando vi sarà ombra di possibilità, con tutte le forze vitali della Nazione il glorioso mandato dell'opra finale della patria nostra . 2> Il sovrano, quindi, vuole che l'iniziativa parta dal Governo, parla da Torino, e al contrario di Mazzini che ritiene le circostanze del momento le più favorevoli per agire, è del parere che bisogna ancora attendere. Ben consapevole delle estreme difficoltà che una guerra con l'Austria comporterebbe, non intende infatti rinunciare all'apporto delle alleanze.
Non si può negare che alla base del fallimento delle trattative vi sia stata una fondamentale incomprensione fra i due grandi Italiani, dovuta probabilmente, più che a diffidenza reciproca, alla pressoché incolmabile divergenza delle rispettive posizioni, dei rispettivi punii di vista: cospiratore e convinto assertore della forza irresistibile dell'iniziativa popolare, l'uno, responsabile di una Nazione che ha appena raggiunto l'indipendenza ed è travagliata da mille problemi, l'altro.
D'altro canto Mazzini non intende rinunciare alla propria libertà d'azione: Non posso legarmi a patti: posso cooperare nell'azione [per il Veneto]. Il futuro deve essermi Ubero. È tra le cose possibili che dobbiamo litigare un giorno per Roma; e accordi formali anteriori m'incepperebbero .3) Sulla questione di Roma la sua posizione è chiara, decisa, non ammette transazioni: al Veneto non ai può arrivare senza l'appoggio della Monarchia, e non imporla se vi sarà elevato il grido di: e Vittorio Emanuele, ma la Roma del popolo deve essere raggiunta solo con un'iniziativa che parta dal popolo stesso, e al grido 'li : Repubblica . In proposito Mazzini ha in mente un piano segreto che spiega a Quadrio, in stretto cifrario (in una lettera del 30 novembre del *63),4> e che possiamo conoscere, esposto chiaramente, in una successiva lettera (del 19 dicembre) a Matilda Higgs: < 11 mio piano segreto si svolgerebbe cosi: " Ini* piativa popolare - nuclei di volontari attraversano immediatamente la fronti Politica Segreta Italiana cìt.. p. 32.
2) Ibidem* p. 49.
3) Ibidem, p. 34.
) SJ voi. LXXVI, pp. 211,212.