Rassegna storica del Risorgimento

FALANGE SACRA; MAZZINIANESIMO
anno <1972>   pagina <376>
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Nando Sevi
allorché si interrompono senza che i due protagonisti siano addivenuti ad nn accordo.
Per Mazzini il piano da seguire è questo: iniziativa insurrezionale nel Veneto, entrata in azione di gruppi di volontarie inevitabile intervento go-vernativo, mentre lo scoppio di una ri voi ti zio ne ha Galizia impegnerebbe l'Au­stria sa nn altro fronte. Quello che egli vuole è che si faccia una guerra ita­liana, al di fuori di intrighi e giuochi ili alleanze diplomatiche. Ribadisce quindi la sua decisa avversione a legarsi a patti che impegnano per il futuro e assicura che non intende assolutamente sollevare, per il Veneto, la questione politica. Tiene, però, a precisare che data questa sicurezza, il migliore accordo e quello di lasciarci fare e apprestarsi a cogliere rapidamente l'opportunità che noi cercheremo d'offrire . ') Mazzini non nasconde inoltre la sua sfiducia verso il governo Minghetti, per il suo asservimento olla politica della Francia impe­riale; suggerisce perciò un mutamento di ministero, indicando in Ricasoli o Crispi le persone più adatte a guidarlo nella nuova situazione.
Il re, dal sno canto, gli fa chiaramente dire di non poter ammettere che il Partito prenda l'iniziativa nei fatti che devono succedere, e se tal fatto ac­cadesse, sarebbe represso colla forza , nello stesso tempo però afferma di es­sere disposto a concertare come si chiede, ma assumendo io e il mio Governo, quando vi sarà ombra di possibilità, con tutte le forze vitali della Nazione il glorioso mandato dell'opra finale della patria nostra . 2> Il sovrano, quindi, vuole che l'iniziativa parta dal Governo, parla da Torino, e al contrario di Mazzini che ritiene le circostanze del momento le più favorevoli per agire, è del parere che bisogna ancora attendere. Ben consapevole delle estreme diffi­coltà che una guerra con l'Austria comporterebbe, non intende infatti rinun­ciare all'apporto delle alleanze.
Non si può negare che alla base del fallimento delle trattative vi sia stata una fondamentale incomprensione fra i due grandi Italiani, dovuta probabil­mente, più che a diffidenza reciproca, alla pressoché incolmabile divergenza delle rispettive posizioni, dei rispettivi punii di vista: cospiratore e convinto assertore della forza irresistibile dell'iniziativa popolare, l'uno, responsabile di una Nazione che ha appena raggiunto l'indipendenza ed è travagliata da mille problemi, l'altro.
D'altro canto Mazzini non intende rinunciare alla propria libertà d'azione: Non posso legarmi a patti: posso cooperare nell'azione [per il Veneto]. Il fu­turo deve essermi Ubero. È tra le cose possibili che dobbiamo litigare un giorno per Roma; e accordi formali anteriori m'incepperebbero .3) Sulla que­stione di Roma la sua posizione è chiara, decisa, non ammette transazioni: al Veneto non ai può arrivare senza l'appoggio della Monarchia, e non imporla se vi sarà elevato il grido di: e Vittorio Emanuele, ma la Roma del popolo deve essere raggiunta solo con un'iniziativa che parta dal popolo stesso, e al grido 'li : Repubblica . In proposito Mazzini ha in mente un piano segreto che spiega a Quadrio, in stretto cifrario (in una lettera del 30 novembre del *63),4> e che possiamo conoscere, esposto chiaramente, in una successiva lettera (del 19 dicembre) a Matilda Higgs: < 11 mio piano segreto si svolgerebbe cosi: " Ini* piativa popolare - nuclei di volontari attraversano immediatamente la fron­ti Politica Segreta Italiana cìt.. p. 32.
2) Ibidem* p. 49.
3) Ibidem, p. 34.
) SJ voi. LXXVI, pp. 211,212.