Rassegna storica del Risorgimento
FALANGE SACRA; MAZZINIANESIMO
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1972
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Nando Sevi
finitamente lo sviluppo e il successo del moto altrove, prima di seguirlo.1) In seguito tiene, però, a precisare: il mio contatto con chicchessia non condu-ceva a lasciarmi tradire. Ero sempre sulllawiso come chi sa d'aver a fare con un nemico.2) La piega presa dagli avvenimenti in quel periodo, comunque, lo lascia piuttosto deluso; e ad accrescere questa delusione contribuisce anche 1 atteggiamento che via via assumono alcuni dei maggiori esponenti del Partito riguardo la questione di fondo: monarchia o repubblica.
I nuovi motivi di contrasto (ma che risulteranno essere anche morivi di chiarificazione) insorgono in campo democratico a seguito dell'approvazione in Parlamento, nel dicembre del *63, della linea governativa, pur dopo la denun-eia fatta da parte del deputato siciliano D'Ondes Reggio di gravi repressioni e arbìtri commessi nell'Isola dalle autorità. La dimissione collettiva dei deputati della Sinistra, sostenuta decisamente da Bertoni e invocata da Mazzini nella speranza che segni il ritorno di quegli uomini all'iniziativa rivoluzionaria, popolare, li porta invece ad una frattura, che ne mette chiaramente in mostra le disparità dei pareri e la molteplicità delle tendenze. Si dimettono, ma con diverse motivazioni, Bertani, Nicotera, Saffi, Campanella, Garibaldi, Cairoli (nonché altri che lo fanno solo per seguire l'esempio del generale), e cioè coloro che, pur avendo accantonato la questione politica, credono tuttavia nella forza insostituibile dell'azione rivoluzionaria per il raggiungimento dell'unità nazionale; restano al loro posto Crispi, Mordini e i loro amici, gli esponenti cioè dell'ala più strettamente legalitaria.3)
Mordini, inoltre, nell'aprile del '64, si fa promotore di una iniziativa tendente alla formazione di un partito costituzionale-monarchjco guidato da Garibaldi, da lui ritenuto l'indiscusso e glorioso capo della democrazia. Il deputato toscano, che già da tempo ha in mente quest'idea, crede di cogliere l'occasione propizia per avanzare la sua proposta, allorché le trionfali accoglienze riservate dagli Inglesi al generale testimoniano chiaramente della fama e del prestigio internazionale dell'Eroe: e va quindi a raggiungerlo in Inghilterra. Questo progetto, però, avversato nettamente da Mazzini e Saffi (che sono anch'essi in Inghilterra), viene respinto dallo stesso Garibaldi, che, uomo d'azione, preferisce decisamente aver le mani libere... per l'azione.
A segnare il definitivo passaggio nell'orbita della Monarchia dei legali-tari, sorge, alla fine del '64, la vivace polemica fra Mazzini e Crispi in seguito alla famosa frase pronunciata da quest'ultimo in Parlamento il 18 novembre di quell'anno: la monarchia ci unisce, la repubblica ci dividerebbe. Mazzini risponde a questa grave affermazione dell'amico e seguace di un tempo sull'Unità Italiana del 3 gennaio '65 accusandolo di essere insieme con tutti quelli che seguono la sua linea un opportunista; accusandolo cioè di aver segnilo la monarchia solo perché essa è forte.4)
1) 5JJ./.t voi. LXXYI1I, pp. 271-272.
2) Ibidem, p. 271.
3) Solo Saffi, Campanella e Borioni, comunque, persistono nel loro atteggiamento, mentre gli altri (De Boni, Miceli, La Porta ecc.) si riprcsenuuto dopo poco ai loro. elettori, venendo riconfermati noi mondato.
4) Crispi replica poco dopo con uno lettera aperta del 18 marzo, in cui conferma e piega la sua afTcrmarione, ribattendo a sua volta le accuse di Mazzini. Per una .più esauriente informazione su questo argomento nonché' angli avvenimenti di questo periodo, vedere: A. SCIROCCO, / Democratici italiani da Sopri a Porta Pia, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1969.