Rassegna storica del Risorgimento
FERRARI GIUSEPPE OPERE
anno
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1972
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pagina
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399
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Europa é Cifra in Giuseppe Ferrari 399
che il Ferrari si proponeva come ha rilevato di recente Silvia Rota Ghibaudi era più ampio e assai pia. impegnativo. ')
Già nel primo capitolo, una caratteristica affermazione del Ferrali ci offre una chiave alla comprensione dell'opera. Tutta la storia scrive il Ferrari dev essere storia comparata, e rimanda egli stesso i suoi lettori a due opere precedenti, YHistoire dcs Revolution* d'Italie (1858) e YHistoire de la Raison d'Euit (1860), in cui aveva appunto elaborato la storia comparata degli Stati ita* liani ed europei. Indubbiamente, l.u Chine et l'Europe rappresenta una conti* nuazione delle suddette opere, quasi una nuova e più faticosa tappa sul cammino che il Ferrari già intrawede innanzi a sé e che condurrà, nel breve spazio di due anni, alla pubblicazione della sua Teoria dei periodi politici. Al Ferrari, che cerca di ricostruire, attraverso l'analisi di fatti storici, le leggi universali e immutabili del progresso umano e della civiltà, lo studio della storia cinese dalle origini al secolo XIX offre dei vantaggi particolari : Puisque toutes les histoires se ressemblent... l'histotre la plus ancienne, la plus continue, la plus explicite nous servirà de guide... . (Prefazione, pp. v-vi)
Fra gli studiosi del suo tempo, il Ferrari rileva due atteggiamenti opposti nei confronti della cultura cinese. Da un lato, vi è incomprensione per tutto ciò che è strano e diverso dalla cultura occidentale, una tendenza ad attribuire la debolezza militare del Celeste Impero e la sua inferiorità tecnologica a difetti morali o culturali inerenti al carattere del popolo cinese. Dall'altro, vi è una tendenza che gli sembra altrettanto esagerata ad esaltare la Cina come la vera culla della civiltà e quasi a sottovalutare il contributo dei popoli europei alla storia universale.
Respingendo entrambi questi atteggiamenti, il Ferrari si propone-di dimostrare come ai momenti più significativi della storia europea facciano riscontro avvenimenti e sviluppi simili della storia cinese, registrati con cura pedantesca attraverso i secoli dagli storici della corte imperiale. Rintracciare tali corrispondenze non è cosa facile, perché egli scrive ... la constane de rhistoire que nous cherchons à tout prix elle échappe également à l'Occident et à l'exUréme Orient (p. 184). I Cinesi, da un lato, non hanno mai fatto alcuno sforzo per comprendere la filosofia dell'Occidente, che essi ritengono barbaro. Dal canto loro, i popoli occidentali non hanno saputo trovare né le parole adatte a persuadere i Cinesi né forza sufficiente a poterli costringere ad accettare principi e costumi diversi da quelli tradizionali. L'umanità attende ancora un profeta capace di parlare all'Oriente come all'Occidente.
Pur senza arrogarsi il ruolo di profeta, il Ferrari vuol fare i primi passi verso un'interpretazione della storia che abbia carattere veramente universale, anziché nazionale, e che metta in rilievo gli elementi comuni alle maggiori civiltà, anziché insistere sulla presunta originalità di ciascuna, come vorrebbero i seguaci di Herder e di Hegel.
Per quanto le origini della civiltà cinese, come di molle altre, siano avvolte in una fitta nebbia mitologica il Ferrari afferma che già nei resoconti degli storici cinesi più antichi si riscontrano elementi comuni ad altre civiltà. Non potendo paragonare i primi secoli della civiltà chiese con quelli della civiltà europea, di origine assai più recente, l'autore volge la sua attenzione all'antico Egitto.
') Cfr. SUVVIA ROTA. GHIBAUDI, Giuseppe Ferrari, L'evoluzione del suo pensiero, 1838-1860, Firenze, L. Gtocliki, 1969.