Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI MILANO 1892-1896; <> 1892-1896; MA
anno <1972>   pagina <413>
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Videa Liberal* dal 1892 al 1896
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Coloro che non sono capaci di difendersi e di farsi largo nel mondo scientificamente , devono essere abbandonati alle conseguenze della legge ai Darwin: tutto il mondo organico è lotta dove il migliore trionfa, mentre il più debole è condannato a preparare l'humus migliore allo svolgimento del giusto vincitore . ')
Date le premesse positivistiche* Sorniani si definisce liberale aristocra­tico proprio perché nel nome della libertà, è giusto che gli elementi mi­gliori abbiano, nell'interesse comune, il predominare sopra gli altri : egli spera per l'avvenire in una aristocrazia dell'intelligenza che tolga per sem­pre alla massa incolta ed inintelligente l'illusione di poter diventare la classe-guida del paese.
La libertà, affidata alle leggi feroci , irriducibili della natura, rimane però solo patrimonio dei più forti, dei più degni, in grado di conquistarsi la vita e l'avvenire: l'aristocrazia da una parte, SI' volgo dall'altra. 3
ancora necessari ritornerebbero trionfanti... . L. FERRIEW, L'avvenire deli, umanità. Il primo maggio Opinione di lutti i partiti Numero unico a cura degli eludenti milanesi, Milano, 1893.
') G. MARTINELLI. Parla il liberale scientifico, in ti primo maggio, citi Anche il socialismo poteva essere valido come sistema sociale per il bene del­l'amanita , solo però, se promuovendo la concorrenza, la lotta per la vita , con* tribuisse alla formazione di una umanità superiore , alla possibilità dell'* evolu* zione del tipo umano slanciato il più possibile verso il cielo , in IwmviDtnTS, Socia' lismo aristocratico?* A Guglielmo Ferrerò, L'I,:, 24 luglio 1892.
2) Francesco Papafava rimprovererà a Martinelli (qualche anno più tardi) questa distinzione netta, operata in nome del sacrosanto principio aristocratico : Già intan­to quali sono i rappresentanti di questo principio?, chiederà in una lunga lettera a Martinelli Dobbiamo prendere la parola aristocratico nel senso di casta? Allora abbiamo l'Inghilterra dove è vero che l'aristocrazia compie un ufficio utile ma non possiamo parlare di un simile ufficio in Italia. Altra storia, altre tradizioni, altra occu­pazione di queste classi aristocratiche, altra indole, non c'è neppure da fare confronti. Oppure predicano le parole aristocratiche nel senso di nomini più intelligenti e allora questo principio aristocratico si risolve nel principio della libera concorrenza: chi ha più attitudini a salire e comandare salga e comandi. In questo secondo senso non ne viene naturalmente che l'intelligenza forte debba essere in conflitto perenne colla massa e colla mediocrità e colla debolezza. Gli aristocratici dell'intelligenza, se hanno veramente questa intelligenza devono saper plasmare le masse secondo il loro ideale. Garibaldi, Mazzini, Cavour, Ciminone, Marx, Napoleone I, Bismark, Lassalle, gli enciclopedisti francesi e poi i capi della rivoluzione hanno saputo far questo. Metto apposta uomini di partiti differentissimi per mostrare che in tutti i portiti e con tutte le idee l'uomo superiore non disprezza la massa della mediocrità, ma sa trasci­narla dietro al suo ideale non con la violenza, ma con la persuasione, con una o altra forma di persuasione (entusiasmo, scienza, arte oratoria, arte parlamentare e politica ecc. ecc.). Se dunque le cose non vanno come devono non è per qualche colpa Insita fatalmente nella massa mediocre (specie di oscurantismo ohe si opponga costantemente alla luce del progresso) ma è perché gli aristocratici non hanno ancora trovata la vera via per la quale condurre queste masse o non si sono messi d'accordo sul mezzo di condurlo o è mancata loro l'abilità di condurle. Voglio dire insomma che non c'è una necessaria antitesi tra popolo e aristocrazia. Al contrario il popolo è la materia dalla quale vengono mori gli aristocratici dell'intelligenza o quanto più questa materia è ben elaborata tanto migliori cioè prodotti darà. E credo questa mio opinione conciliabilissima colla selezione dei migliori per mezzo della lotta deU'esi*