Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI MILANO 1892-1896; <> 1892-1896; MA
anno <1972>   pagina <422>
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Mariella Rizzo
muterò Giolitti, *J Antonio Castiglione, commentando l'episodio, definisce l*on. Dì Budini 1" unico nomo di Stato che avesse osalo polemizzare con le affer­mazioni bugiarde di Dronero, e assumere la propria responsabilità verso il paese. 2>
L'indirizzo rndiniano dei redattori della rivista non era però condiviso da tutti i collaboratori; Vilfredo Pareto, il quale aveva denunciato in un famoso articolo apparso su la Revue des deux mondes del 15 ottobre 1891, la po­litica protezionista dei governi Crispi e Di Rudini,3' ora non poteva sop­portare che i giovani liberali dell'/dea, impegnatisi in una lotta contro il vec­chio liberalismo, si compromettessero con certe mummie , come rimprovera a Martinelli in ima lunga e polemica lettera dalla Svizzera: ...Le mie osser­vazioni riguardo alle idee difese dal loro giornale scrive da Ouchy hanno origine da un concetto che già le espressi a voce. Io credo che i nostri uo­mini politici, come in parte quelli di altri paesi, non siano né liberali, né non liberali, ma semplicemente politicanti. Capisco che uomini come il Rudini non si possano più oramai ritirare da quella via, ma non intendo perché giovani come loro vogliano in questo modo legarsi a cadaveri. Lo Jacini e credo che non le cito un radicale ha stupendamente mostrato la varietà dei partiti politici italiani. Lascino stare quei vecchiumi e pensino a dare al paese un partito schietto e forte per saldi principii. Ora il partito radicale vuole ar­rampicarsi al potere, aggiungendo esca all'odio contro la Francia. À che prò? Venga Rudini o Crispi al potere non faranno mica la guerra alla. Francia! la guerra, se si deve fare, si farà quando parrà alla Germania e non quando parrà all'Italia. Sicché ora si muovono passioni che non si potranno soddisfare. Capisco che coloro che vogliono diventare ministri badino al fine e non ai mezzi. Ma perché debba aiutarli la gioventù liberale, non l'intendo davvero. Tutti i pensatori liberali hanno mostrato la stretta attinenza tra gli armamenti, la guerra e il socialismo. È proprio strano che giovani colti e liberali si lascino trascinare per quella via. Ma non vedono che se l'Italia seguita altri dieci anni in questo modo, si va diritto al socialismo? Non capisco che cosa possano sperare dal Rudini. È un galantuomo, ma non ha energia. Sarà un Rolland che li condurrà alla rovina, si cerchino piuttosto un Danton! Il Rudini, quando è stato ministro, non ha fatto che errori.
Egli, nomo onesto, aveva un'opportunità che non avrà mai più nessun uomo di Stato italiano di fare il bene del paese e di debellare i politicanti, bastava che operasse energicamente riguardo alla Banca Romana. non venga fuori a
') fi discorso dell'oli. Giolitti e la risposta di Rudini erano stale pubblicate su La Tribuna del 10 e del 24 ottobre 1893 Cefi; V. PARETO, Lettere u Maffeo Pantaleoni, a cara di 6. DE ROSA, voi. I, Roma, 1962, pp. 395-397).
2) E. VIDA ai-A. CASTIGLIONE, Politica, La lettera dell'on. Di Rudini, in L'I. L., 29
ottobre 1893.
3} 1,'iirticolo, intitolato L'Italie economiquo, aveva suscitato una vasta co in Italia: La Gazzetta Piemontese e La Lombardia* riportando un sunto dell'artìcolo, avevano accusato Pareto di ecoprire le nudità vergognose del proprio paese in pub­blico su di una rivista estera, senza por altro indicare il modo di rimettere in sesto le finanze italiane. L'economista si difendeva dalle accuse, in una lettera inviata al direttore della Lombardia, dove tra l'altro indicava che i rimedi necessari all'eco nomia italiana erano quelli propugnati dal Giornale degli Economisti e da L'Econo­mista (cfr. V. PAHETO, Lettere citn pp. 81-84).