Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI MILANO 1892-1896; <
> 1892-1896; MA
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1972
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Videa Liberale dal 1892 al 1896 423
dire che non sapeva perché la scusa sarebbe peggio del male... Se poi un uomo non sa nulla di ciò che è noto a tutto il pubblico e che stampano i giornali, è impossìbile che governi un paese. Il Rudinì, di fronte a quei gravissimi problemi, non seppe fare altro che cercare economie ridicole. L'unico uomo di Stato che abbia l'Italia è Crispi. Non mi piace, ma almeno ha un'idea. Egli crede alla guerra, la prepara, giuoca su una carta la fortuna italiana, ma infine sa ciò che vuole. Gli altri non hanno nessun concetto direttivo. Vivono solo in quell'ambiente pestifero di Montecitorio e sacrificano tutto a questioncelle di strategia parlamentare. È proprio ridicolo che un uomo come il Rudinì si figurava che lesinando il centesimo poteva rinsanguare la finanza italiana. E quando il Colombo discorse sul serio di fare economie, lo lasciò partire! Non vi sono che due vie possibili per l'Italia. 0 si crede alla guerra e allora bisogna crescere le imposte, come vuole Crispi, vendere le ferrovie, fare debiti, insomma procurarsi quattrini ed avere armamenti non da burla come ne abbiamo ora, ma seri e efficaci. E prima occorre essere certi che la Germania consente che la guerra si faccia prima che siamo rovinati. 0 non si crede possibile la guerra entro pochi anni, e allora occorre ridurre le spese per gli armamenti.
Chi promette all'Italia che si potrà seguitare come ora, promette cose che non può mantenere. 0 lo sa e allora dice menzogne per andare al governo, o lo ignora e allora deve studiare meglio le condizioni economiche dell'Italia.
Ciò per il presente. Per l'avvenire hanno ragione i socialisti che dicono che sanno ciò che vogliono, mentre i liberali non lo sanno.
Questo rimprovero non sarebbe più vero se ci fosse un partito, sia pure di pochi che avesse un programma schiettamente liberale. E poiché speravo che potessero seguire quella via, mi rincresce di vedere che si caricano di zavorra come il Rudinì col suo Luzzatti, il suo Chimirri e altra simile gente . ')
L'invito a rimanere indipendenti, a non seguire uomini politici compromessi col protezionismo, Pareto lo ripeterà più volte ai redattori del giornale nel periodo (dal *93 al *95) in cui segue molto da vicino le vicende del settimanale milanese; se infatti come nota De Rosa l'economista fiorentino, in nome della sua fede nella politica libero-scambista, non si faceva scrupolo di scegliere i suoi alleati dovunque avesse potuto trovarli , anche tra i radicali,2) tuttavia egli nutriva la speranza che dall'intransigentismo dell'Ideo potesse nascere un liberalismo puro.
Certamente l'ambiguità dell'atteggiamento dell'Idea, che, secondo Pareto, dimostra qualche volta di essere troppo transigente , nasce dal fatto che il giornale era pur sempre legato al Circolo Popolare, il quale raccoglieva tutti gli amici milanesi di Rudinì, che non sempre erano rigidi sostenitori del libero scambio 5 e che ben volentieri si sarebbero serviti dell'Ideo per dei fini immediati, anziché aspettare, discutendone le premesse teoriche, la formazione di un nuovo movimento liberale.
1) , M., Lettera di Vilfredo Pareto a G. Martinelli, Ouuhy, 2 ottobre 1893. Sul-l'atteggiamento polemico di Pareto di fronte alla politica italiana cfr. L. ÀVAGLIANO, Vilfredo Pareto e lo sviluppo economico in Italia, in Rassegna di politica e storia, un. 138, 139, 140 - aprile, maggio, giugno 1966.
2) Cfr. V. PARETO, Lettere Jafet p, 6.
3) F, FoHZf, op. di., p. 130.