Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI ROMA FONDI GIUDIZIARI; REPUBBLICA ROMANA 1
anno <1972>   pagina <449>
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Libri e periodici 449
riri, ma semplicismo e unilateralità nella valutazione di questi dementi: un dualismo che spesso ingenera nella analisi di Cassette confusione ed incertezza. Così se la bor­ghesia non si mette alla, testa delle masse impedendo loro di agire* il motivo sta nel ano essere legata al carro del governo; te poi cambia idea e si dà da fare ma le masse non la seguono la colpa è dei suoi obbiettivi che non sono rivoluzionari; se invece il borghese si pone degli obbiettivi rivoluzionari e suona la diana della rivolta, può capitare che egli, persa la testa, faccia scannare geme a destra e a manca : è il caso di Costabile Carducci, codesto borghesume in veste di giacobino, il quale, insieme ai minori capi, non seppe servire la rivoluzione: questa riportò momentanea vittoria, ma non per virtù di quelli che la diressero, perché invero essi non seppero utilizzare lo spontaneo ìmpeto insurrezionale delle masse, le quali, frantumate in tante piccole colonne, avviate qua e là secondo il caso, perdettero per via l'entusiasmo nuziale (p. 228). Qualche pagina più avanti Tanno è sempre il 1848 si parla di moltis­simi contadini s> che muniti di strumenti aratori e preceduti da una grande bandiera tricolore, si avviarono in massa al suono della lo fu, verso le campagne, dopo aver fatto emanare un pubblico bando. Quel giorno e negli altri successivi effettuarono la presa di possesso dei campi; ma, prevedendo che essa sarebbe stata poco duratura perché irregolare, si affrettarono a far ricorso alle autorità locali (pp. 243-244) per ottenere una sorta di sanzione giuridica al loro operato: gli ultimi due anni avevano fatto regi­strare delle carestie paurose, e a spingere questi contadini erano evidentemente la fame e la miseria ; ciononostante, ad onta dello e spontaneo impeto insurrezionale di cui erano dotati, la presa di possesso delle terre appariva ai loro occhi condizio­nata al beneplacito dell'autorità costituita. In definitiva l'impressione che se ne ricava è che l'autore voglia difendere ad ogni costo una tesi aprioristicamente accettata, come se si sforzasse di costringere i dati raccolti entro un involucro troppo poco cedevole per poterli contenere tutti. U suo marxismo in effetti trabocca di un populismo pre-scientifico, e per questo motivo la .panacea di ogni male viene identificata con lo spez­zettamento delle terre a favore del proletariato : che poi gli effetti di una simile solu­zione potessero essere più negativi che positivi, come avvenne là dove essa fu speri-mentala, e che la riforma agraria non stesse tutta li, sono interrogativi che Cassese non si pose.
Sono, quelli di Cassese, dei temi che hanno un valore più che altro etico se riportali all'epoca in cui furono svolti, un'epoca in cui essere marxista, e al meridione per giunta, significava esporsi di persona a critiche che spesso assumevano dei toni tutialtro che culturali;: <: a vent'anni di distanza, pur se si apprezza la nobiltà degli intenti, sono troppo deboli per non subire un ridimensionamento almeno sul piano storiografico. Anche se, cosi facendo, si vien meno al principio del de mortuis, nil nisi bene; d'altro canto è ben noto che il nome di Cassese più che a questi saggi resta le­gato alla fondamentale ricostruzione della spedizione di Sapri.
Minuziosa e dettagliata l'introduzione di Pietro La veglia, ma paradossale nel suo esaltare con toni da panegirico un uomo che per tutta la vita si era battuto contro la retorica.
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Avevamo da poco ultimato la stesura della precederne recensione quando siamo venuti a conoscenza della di poco posteriore pubblicazione, per iniziativa della Uni­versità di Salerno, di due volumi di Scritti in memoria di Leopoldo Cassese, la cui edizione è stata curata, come quella dei Saggi, da Antonio Cestaro e Pietro Laveglia. Non c'era modo migliore per onorare la memoria di un uomo che aveva inteso come saldamente connessa con la sua funzione professionale l'esigenza di dare impulso agli studi di storia del meridione aveva perciò creato intorno a sé un centro di ricerca al quale aveva trasmesso la ina stessa passione conoscitiva, il suo bisogno di guardare da vicino, prescindendo possibilmente da ogni approccio di natura Unicamente pole­mica, i modi e i tempi con cui era nata e si era sviluppala la questione meridionale.
Dei due volumi, che comprendono, senza far distinzione tra tendenze, i lavori di esponenti ormai famosi e di giovani leve della storiografia meridionale, il primo,