Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DI STATO DI ROMA FONDI GIUDIZIARI; REPUBBLICA ROMANA 1
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1972
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450
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450 Libri e periodici
mollo ampio. dedicato alle ricerche sul XVI, XVII e, in maniera particolare, XVIII se* polo; il secondo, che ci riguarda più da vicino, si Apro non ano scritte di Pasquale Villani su Leopoldo Cnssese storica dei contadini del Mezzogiorno, che è poi il testo della commemorazione tenuta nel Palazzo della Provìncia di Salerno il 23 giugno 1970. A ulteriore comprova del fatto che la storia, anche quella della storiografia, a differenza della matematica e pura opinione, Villana ci offre una valutazione complessiva dell'opera di Cassese in cui perviene a delle conclusioni diametralmente opposte a quelle che nei abbiamo esposto e cercato di giustificare sopra: a suo -dire, il frutto più maturo, l'espressione più piena di una concezione storiografica, liberatasi dal peso e dei vincoli d'una pur autorevole tradizione è nello scritto Contadini e operai nel Salernitano nei moti del '40 (p. 7), lo stesso che noi avevamo considerato viziato dalla presenza di elementi che riflettevano il particolare momento politico e storico che Cas-sese stava vivendo. Che è in sostanza anello che pensa anche Villani quando afferma che Le grandi lotte contadine che tra il 1946 e il 1948 agitarono le province meridionali acuirono la sensibilità dello storico, gli rivelarono la importanza della questione demaniale... 1 p. 9); solo che per Villani questo è una dato positivo ai fini della ricerca scientifica, per noi no, e il perché lo abbiamo gii detto. Comunque lo stesso Villani non può fare e meno di riconoscere nella impostazione data da Cassese ai suoi lavori sul mondo proletario del Salernitano un atteggiamento in certo modo populistico e moralistico che limita la esaltezza del giudizio storico (p. 12).
Dei contributi che seguono, alcuni, come quelli di Amedeo e Ruggero Moscati, rivestono carattere più generale, ricostruendo il primo la storia della abolizione della tassa sul macinato e proponendo il secondo una rivalutazione della rivoluzione napoletana del '20-'21; altri mettono a fuoco la storia locale: è il ceso dei lavori di Donato Cosimato su II progetto-riforma del liceo di Salerno nel 1848, di Giovanni De Crescenzo su La cultura della Capitanata post-unitaria: Vincenzo AmicarelU, e del lungo studio di Pietro Laveglia su Paestum dalla decadenza alla riscoperta fino al 1860.
Ma, pur 6enza togliere nulla agli altri contributi, il più interessante ci è sembrato il nitido saggio di Luciano Cafagna Intorno alle origini del dualismo economico in Italia che, rielaborazione di una relazione presentata al IV Seminario di studi organizzalo nel 1963 dalla Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Urbino, in seguito pubblicata nel volume curalo da Alberto Caracciolo Problemi storici della industrializzazione e dello sviluppo (Urbino, 1963), è una lucida messa a punto della questione meridionale, con un tentativo, che personalmente riteniamo abbastanza sensato e riuscito, di porsi come mediatore tra la interpretazione di Romeo, del quale Cafagna rifiuta il concetto di un sacrificio del Mezzogiorno, e quella di Gerschenkron. Dopo aver nettamente messa da parte l'idea che la eperequazione fra le due parti ditali a abbia un'origine post-unitaria e sia in qualche modo effetto di una politica perseguita dai governi (p. 102) e dopo aver parlato di una meccanica oggettiva di rapporti di mercato in situazione di dualismo originario escludendo 1 esistenza di un disegno di interessi prccostituiti (p. 103 n), Cafagna nega la possibilità di rivendicare un < apporto sacrificale del Mezzogiorno nella costruzione dell'Italia industriale (p. 106), giustificando questa sua affermazione con la constatazione della autosufficienza del Nord rispetto al Sud anche dal punto di vista della produzione agricola e della forza Lavoro. Se vi. la una colpa da parie dello Stato post-unitario, questa fu nell'aver adottato una politica neutrale e non partigiana > nei confronta della situazione meridionale; ma, aggiunge Cafagna, questo discorso . non serve a spiegare le origini del dualismo italiano, né il suo primo consolidamento post-unitario (p. 126): la realtà è che il Mezzogiorno ha sofferto molto nella storia italiana, ma non in seguito a particolari dissanguamenti che ciano stati operati nei suoi confronti o per la rottura di felici equilibri preesistenti, bensì a causa del suo persistere nella sua originaria arretratezza, della sua estraneità sostanziale al moto progrediente della economia settentrionale (p. 132). Una conclusione che ci appare soddisfacente ma che comunque non ai può considerare definitiva; in linea generale, cioè, l'impostazione di Cafagna può cseere accettata come corretta e logica, ma è pur sempre bisognosa di una convalida e delle differenziazioni che solo l'indagine approfondita consente di raggiungere. È giù-