Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI ROMA FONDI GIUDIZIARI; REPUBBLICA ROMANA 1
anno <1972>   pagina <455>
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a una parto delle quali < guardava per l'annessione - - l'amministrazione austriaca (p. 122), nel mese seguente ai apriva una prospettiva differente anche per le Marche, stando al apporto del 18-20 novembre (pp. 227-252); in ottobre il Mettermeli sembrava deciso ad intimare al Murat l'evacuazione della regione fp.. 76), vessata dai Napoletani (p. 133), e il pontefice era disposto a concessioni in cambio delle restituzione (pp. 168, 185-188) per concludere sollecitamente le trattative, che risultano assai complesse e contrassegnato da voci preoccupanti, secondo i dispacci del Consalvi o del Pacca pei colloqui col Mettermeli (pp. 211, 227, 278, 303, 350), per il dispiegarsi delle vicende italiane, per l'intrecciarsi di questioni politiche, ecclesiastiche relative alla Germania, all'Impero austriaco, o alla Francia (pp. 206, 264, 322, 340). Jj*o> stato d'animo del card. Pacca ai rivela limpidamente in una lettera del 26 novembre 1814: Ella duri-quo, come Le ho già scritto altra volta, se trova l'Austria decisa a non ordinare la restituzione al papa di quelle Provincie, ottenga almeno che senza disgusto possa éclater in quel modo che gli conviene (un decreto relativo a prebende e canonicati), e che forse accenderà quel fuoco che Marat non si aspetta. Ma il Congresso sta per finire, e non si può e non si deve temere che si voglia conservare quest'uomo nella roba del papa. Sarebbe in verità una cosa che ricuoprerebbe di eterna vergogna i con* gregali. Mi aspetto dunque di sentire ad ogni momento il iratissimo annunzio che Murat abbia ricevuto l'ordine di sloggiare da lutto ciò che indebitamente ritiene, e ebe questo non è solamente il desiderio impaziente di Sua Santità, ma il voto e il sospiro di lutti ip. 299). Di ben diversa opinione era il card. Consalvi che rilevava l'inopportunità (p. 350) e sconsigliava di éclater contro Murat (p. 359), invitando Roma a pazientare, senza sparare colpi a vuoto (pp. 440, 489). E ribadiva i medesimi convin­cimenti qualche tempo più tardi (pp. 462, 489), riepilogando i punti essenziali degli affari che interessavano la Santa Sede (pp. 436, 476), mentre raccomandava cautela sulla questione dei beni nazionali (pp. 374, 503), pei beni ecclesiastici alienati nelle Marche (p. 426), in relazione al comportamento del Murai (p. 440) che alzava il prezzo per restituire i territori occupati (pp. 476, 485). TI Card. Consalvi, per altro, si trovava ad operare a Vienna in un ambiente tufct'altro che favorevole allo Stato pontificio che, a soa volta, per essere situato al centro della penisola, non permetteva alla Santa Sede di mantenersi in una posizione di assoluta neutralità; per di più egli doveva far i conta di continuo con le ripercussioni che i rigori romani e le misure decise dalle Congregazioni provocavano a Vienna, mettendolo talora in imbarazzo: tali misure hanno diminuito in sommo grado non meno l'interesse per noi che l'apprensione degli effetti di qualche fatto nostro nel caso Che * nous nous facbJous ', effetti che non si apprendono che in ordine al temporale in seguito della opinione, la quale opinione si conosce purtroppo infinitamente diminuita per noi da maggio in qua (...). Senza il presidio di tutto quell'interesse per noi e di tutta quella apprensione degli effetti di qualche fatto nostro ecc. che mi erano necessari in appoggio delle negoziazioni, mi sonò trovato senza forza, ed è un miracolo se qualche cosa riesce (p. 414). Consape­vole dei compiti e delle difficoltà del diplomatico pontificio, il card. Pacca tuttavia difendeva il suo punto di vista e i rigori romani che non agevolavano l'azione a Vienna del Consalvi impegnato alla soluzione delle varie gravi questioni (dal ripri­stino dell'autorità pontificia su Marche e Legazioni alle relazioni con le grandi po­tenze, dagli affari ecclesiastici in Francia, Polonia ecc. alle negoziazioni in corso nel Congresso di Vienna ecc.). Il che meglio sì vedrà nel terzo volume.
RENATO GIUSTI ALFONSO MOBSEUJ, / figH di Ciro Menotti Modena, T.E.I.C., 1971, in 8", pp. 64, con
ai, s. p.
La figura di Ciro Menotti e una delle più esaltamente delineate e più scrupolosa­mente colorite, nella non numerosa schiera di patrioti che nell'alba fredda del 1831 tentarono a partire da Modena e fino alle porte di Roma di svegliare quei senti­menti di Patria e di Libertà che in altri paesi europei avevano dato efficace nutrimento all'azione. f