Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI ROMA FONDI GIUDIZIARI; REPUBBLICA ROMANA 1
anno <1972>   pagina <458>
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Libri e periodici
rispondere precisamente, né anco lo stesso Lord Palmerston. Il linguaggio ch'ei tiene, e gli atti ui quali ne viene da sette mesi in quo, Eon tutti ambigui, ed or mostrano una intenzione di condurci al punto che desideriamo, ed ora una persuasione che un ma­gro accordo sia tutto quello che si può fare per noi Cp. 829).
Le incertezze sol futuro ai sarebbero dileguate nel giro di poche settimane, dopo l'ultimatum di Ferdinando II (p. 321), la decadenza dell'armistizio, la sconfìtta pie. montese, la ripresa delle ostilità per lo sbarco dei Napoletani presso Catania, presa il 6 aprile : L'Inghilterra e la Francia hanno abbandonato e Italia e Sicilia ai loro de­stini, e per noi,, impegnati nella guerra, non sappiamo ormai di altra politica che quella delle nostre braccia e delle nostre armi, la sola forse che può ridonare ad un popolo lo libertà indegnamente n lui tolta (p. 363). Se passiamo al secondo volume, dob­biamo sottolineare che, quasi con le medesime parole, l'Amari scriveva da Parigi qua]* che giorno primo, proclamando la necessità di lottare, di difendersi con coraggio, in
vista di tempi migliori m Sicilia e nei 'ri manenti paesi d'Europa : la nostra politica
è unica, è chiarissima e non si può sbagliare. Resistere e farci scannare e non cedere mai, sopratallo non fare un rigo di patto, che in avvenire si potesse allegare come ri­nunzia ai nostri diritti (...) Per oro combattiamo senza contare su gli aiuti d'alcuno. Se gli eventi van male, difendiamoci disperatamente a Palermo e Trapani; se queste due città sera bruciale, ritiriamoci nelle montagne, e aspettiamo che il nostro nemico crolli d'un modo o d'un altro (pp. 494-495). Afa il destino della Sicilia era ormai se­gnato, secondo un ritmo che il dispiegarsi delle corrispondenze diplomatiche (e private) dal marzo 1848 aveva ripetutamente lasciato intrawedere; nei dispacci, di fatto, è fre­quente il richiamo delle questionò più pressanti: le promesse, le tergiversazioni e i ritardi di Francia e Inghilterra a riconoscere ufficialmente il governo siciliano e i suoi inviati (pp. 58, 72. 88, 99) ; le difficoltà delle cose di Francia con le sommosse e i cam­biamenti di ministero o di politica; le necessità militari della Sicilia (pp. 62, 87, 125, 136) ; le discussioni intorno alla scelta del Re ( pp. 123, 140) ; i timori di una invasione napoletana (pp. 17, 150, 166), ecc. Al di là della fiducia espressa dal Baudin coman­dante della flotta Francese nel Mediterraneo di una soluzione pacifica, o del suo in­tervento umanitario a Messina (pp. 149, 181, 195), della violazione o meno dell'armi­stizio, o dei tentativi compiuti dai diplomatici ad ogni livello in Parigi e Londra, re­stava verso la Sicilia l'atteggiamento responsabile s> dei governi francese e inglese, stando alle amare considerazioni dell'Amari al Torrearsa nel settembre del '48 (pp. 197, 210); restava una situazione internazionale confusa, con la rivoluzione di Vienna (pp. 237, 252),. i pericoli d'un successo di L. Napoleone alle elezioni presidenziali (p. 254), il crescere della reazione in tutta Europa (p. 284), le ripercussioni dei fatti di Roma (pp. 310, 312), verso la fine dell'anno. Mentre si alternavano le possibilità della conferenza di Bruxelles (pp. 351, 365, 372), con le voci di guerra imminente (pp. 369, 374, 394, 402) e le ripercussioni degli avvenimenti dell'Italia centrale (p. 438), venivano meno progressivamente le chanches di una mediazione anglo-francese (pp. 381, 421, 451 e sgg.) e si avvicinava col rifiuto delle proposte degli Ammiragli la ri­preso della guerra. L'ultimo documento del volume registra la fine della rivoluzione siciliana con le parole del Baudin in data 18 aprile 1849: Ma conviction persomtelle est (ue la ville de Palerme et tous ceux des habitants de la Sicile qui s'empresseront de faire lem- sonmmission au Rei, peuvent compier sur son indulgence et sa bienveil-lance, et je me nate d'esprimer à V.E. cotto conviction (p. 507).
RENATO GIUSTI
ENRICO AJEM.O, Lucania 1860; Bari, Arti grafiche Laterza, 1966, in li", pp. 223. L. 1.500.
Lo scopo doll'A. è quello di voler mettere in risalto iil contributo dato dallo Basilicata al Risorgi mento italiano attraverso la ricostruzione fedele di due degli av­venimenti più significativi del lo storia risorgimentale potentina.
II primo avvenimento è legato ai noti eventi del 1848 e in particolare all'elargì* rione della Costituzione nel regno di Napoli, il cui annuncio, dato nello capitale il
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