Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI ROMA FONDI GIUDIZIARI; REPUBBLICA ROMANA 1
anno <1972>   pagina <464>
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Ltbrl e periodici
talvolta a sacrificare, nella presentanone in successione di fatti e pronunciamenti politici sincronici. Ben inteso, la ricchezza dei Buggeri ni enti per successivi e necessari approfondimenti, la vivacità ed originalità della utilizzazione dei non molti studi va­lidi, disponibili (ira cui V Italia in Africa da Assalì ad Adua ed il Novantotto di Raf­faele Colapictra costituiscono il filo conduttore del discorso qui sviluppato da Raniero), la precisione dei riferimenti riscattano largamente un'impressione dì faticosilà nelle analisi delle sfumature, troppo spesso ripetitive (come sottolinea lo stesso Autore), delle posizioni di volta in volta assunte da partiti e personalità.
Un contributo innovativo particolarmente rilevante, anche del punto di vista me­todologico, è offerto dal capitolo dedicato a il problema della terra e gli equivoci della colonizzazione eritrea, in cui K. pone bene in evidenza i limiti oggettivi del-l' imperialismo italiano : da una parte il mòto della colonia di popolamento (propu­gnato da L. Franehetli ed al quale finirà per accedere lo stesso F. Martini), cui corri­sponde la quasi incredibile realtà del trasferimento in colonia di poche decine di famiglie coloniche, contro un flusso migratorio annuo di quasi duecentomila italiani; dall'altra l'errore politico delTindemamamento delle terre fertili degli eritrei: opera­zione, quest'ultima, destinata a suscitare l'irriducibile avversione degl'indigeni proprio nel delicato momento dell'insorgere delle ostilità da parte di ras Mangascià e di Menelik, sterile, al tempo stesso, dal punto di vista economico per la mancanza di mezzi adeguati all'introduzione di una larga iniziativa colonizzatrice e, infine, non suscettiva di tradursi almeno in abile mossa di politica interna attraverso la formula­zione di piani per eventuale destinazione delle terre sottratte agl'indigeni a soddisfa­zione della tradizionale fame di terra del proletariato contadino italiano.
Alla discontinuità della condotta governativa fa riscontro una non meno evi­dente fragilità delle opposizioni, che non riuscirono mai ad elaborare un'alternativa capace di raccogliere la maggioranza dèi consensi: non i democratici radicali repub­blicani, divisi tra l'intransigenza di Ghisleri, il tatticismo di Cavallotti e il dichiarato favore di Bovio per le imprese di civilizzazione delite razze inferiori ; non i costituzionali d'indirizzo liberal-democratico (prevalentemente del nord) preoccupati di non condurre la propria avversione per la politica del governo sino agli estremi di una opposizione all'equilibrio su cui fondava il governo e meno che mai sino a tra­sferirla sul piano della corrosione delle stesse istituzioni, apertamente messe in di­scussione da socialisti e repubblicani.
Quanto ai socialisti, è di fucile non accettare il giudizio espresso da Luigi Bulle-retti nella premessa al volume, quale sintesi di numerose sottolineature dell'Autore: e A bàlia di un deteriore positivismo non poteva il neonato partito socialista acqui­stare il vigore ideologico necessario per sconfiggere le tesi dei detentori del potere militare, politico e, in parte, anche economico, avviatisi Bulla via del colonialismo da essi sfruttato pure come espediente ad uso delle lotte interne del paese (p. 8). E dai limiti dottrinali non potevano non conseguire errori politici, tanto più determinanti per la eccezionalità delle circostanze in cui venivano commessi. È il caso efficace­mente rilevato da R. - - della connessione tentata dai socialisti tra il ritiro delle truppe dall'Africa, dopo Adua, e la destinazione dei mezzi finanziari in tal modo resi dispo­nibili per la realizzazione di profonde riforme sodali. La votazione finale sulla mo­zione che chiedeva l'abbandono del programma coloniale, ricorda R, (222 voti con­trari, 140 a favore, 9 astenuti), non rispecchia più le posizioni iniziali del dibattito africano, bensì l'alt posto da taluni settori favorevoli magari, all'abbandono ma decisi a non lasciarsi trascinare da una miope opposizione al governo sulla pericolosa china delle riforme interne politiche, economiche e sociali > (p. 356).
Se ne potrà pertanto concludere che, malgrado fosse sconfitto dai fotti, il colo­nialismo riusciva a sopravvivere a se stesso solo grazie all'inconsistenza dei suoi avversari? È una domanda cui il volume in discorso non offre risposte esaurienti, giac­ché, se pare dar per scontato l'erroneità politica del programma coloniale, non spiega (anche perché non era nel programma dell'opero) le ragioni storiche che ne favori­rono l'ascesa e hi lunga durata lira i cardini delle scelte politiche nazionali.
È quindi il caso di ritenere che solo riproponendo un più àmpio confronto tra