Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DI STATO DI ROMA FONDI GIUDIZIARI; REPUBBLICA ROMANA 1
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1972
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465
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Libri e periodici 465
prospettive storiche potrà essere superalo il pericolo avvertito nell'opera del R. di riproporre la discussione sul colonialismo italiano in termini moralistici e non propriamente storiografirì, essendo ormai tempo che dalla controversia se fosse bene o male che anche l'Italia ponesse mano alla creazione di nn suo e impero > si paesi a vedere chi e in qua! modo in quali circostanze nazionali ed internazionali, in quale logica , e con quali effetti abbia operato in quella direzione.
AUDO ALESSANDRO MOLA
FRANK J. COPPA, Planning, Protectionism, and Polhics in Liberal haly; Economie* and Politica in the Gìolittion Age; Washington, U.C., The Gatholic University of America Press, 1971, in 8, pp. 280. S.p.
In quest'opera, che non manca certo di pregi, l'autore finisce per mancare il ber* saglio esplicitamente preso di mira a causa di nn eccesso di zelo portato alle conseguenze estreme. Nell'intento, infatti, di scagionare Giolitti dalle innumerevoli e più varie accuse lanciategli da contemporanei e da posteri, da politici del suo tempo e da storici delle generazioni successive, il Coppa traccia un quadro e dell'uomo e della sua opera privo di chiaroscuri, uniformemente lezioso, che alla fine riesce non molto convincente nel suo insieme malgrado i molli giudizi pertinenti su questioni particolari, l'equilibrata messa a punto di molti problemi dell'età gioii ttiana, l'opportuna confutazione di più d'un luogo comune.
Il principale obiettivo polemico dello studioso americano è la tesi di un Giolitti complice, se non servo, del mondo dell'industria; degli interessi dei grandi industriali e del capitale bancario che li sosteneva in primo luogo, ma anche e non meno delle aristocrazie operaie del Nord organizzate sindacalmente, a danno delle masse contadine del Mezzogiorno. Strumento principe di quella complicità, o di quella servitù, naturalmente, la politica protezionistica. All'analisi delle origini del protezionismo e dei suoi sviluppi durante l'età giolittiana egli dedica così un interessante capitolo, che lia soprattutto il merito di ricostruire da vicino le modifiche spesso anche rilevanti che al sistema introdotto dalla tariffa generale del 1887 furono mano a mano apportate, in senso quasi sempre liberisti co e a benefìcio dell'agricoltura, dai numerosi trattati commarciali stipulati ed entrati in vigore negli anni a cavallo dei due secoli. Desta tuttavia qualche sorpresa che il Coppa conduca la sua analisi di questo importante aspetto della politica economica italiana da Depretis a Giolitti senza tener affatto conto di alcuni fra i più significativi contributi dati dalla recente storiografia italiana al problema del protezionismo, come in particolare quelli di Giuseppe Are, Lucio Avagliano, Mirella Calzavarini, Silvio Lanaro, Romano Prodi. E se si può senz'altro convenire con il Coppa, per esempio, sulla necessità di dare il dovuto peso, nel considerare il processo genetico della tariffa protezionista del 1887, alle esigenze di carattere fiscale ed a quelle di difesa nei confronti della politica sempre più accentuatamente protezionistica imboccata da quasi tutte le maggiori potenze, oltre che alle pressioni dirette degli interessi industriali e dei grandi proprietari del Sud, resta pur vero che non di rado, nelle sue pagine dedicate all'argomento, egli si lascia trascinare a confutare certe semplificanti schematizsazioni ricorrendo ad altre semplifica-zioni non meno schematizzanti. In sostanza, la conclusione cui perviene Coppa è che un blocco settentrionale di capitalisti e di operai sindacalmente organizzati può ben essere emerso come risultato della politica commerciale perseguita dallo Stato; non esiste prova alcuna, tuttavia, che sia stato in prima linea questo blocco a dar forma albi politica commerciale dello Stato*.
dell'analizzare il programma economico di Giolitti, al quale è dedicato un altro capitolo' a sé stante, Coppa si accontenta troppo delle intenzioni espresse e delle misure legislative fatte approvare dal Parlamento, senza preoccuparsi in misura sufficiente di andare al fondo di quelle intenzioni medesime, di valutare l'adeguatezza degli strumenti adottati, e soprattutto di tentare un bilancio meno approssimativo dei risultali. Basta pensare, a quest'ultimo proposito, che il suo giudizio suite leggi spedali per Napoli, per l'Agro Romano, per bt Basilicata e Calabria, per le isole, è estro-