Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI ROMA FONDI GIUDIZIARI; REPUBBLICA ROMANA 1
anno <1972>   pagina <466>
immagine non disponibile

466
labri e periodici
rnamenie positivo ; ma la sua valutazione ottimistica dei benefici arrecati da quella legislazione non può essere accettata e non in piccola parte. (Per un esempio sulla misura in cui le iniziative legislative di questo tipo restavano poi lettera morta fa veda il Memorandum per la pronta esecuzione détta legge 25 giugno 1905, . 255 sulla Calabria, Catanzaro, 1909 presentato dalla Deputazione provinciale di Catanzaro, e di cui si trova copia all'Archivio Centrale dello Stato, Roma, Presidenza del Consìglio, Gabinetto, 1909, fase. 4.)
Anche le considerazioni del Coppa sulla politica fiscale di Giolitti lasciano un poco a desiderare per la disinvoltura con la quale sono passate sotto silenzio le zone d'ombra, e non erano poche, di quest'ultima, È ad ogni modo singolare che Fautore non menzioni neppure i progetti di riforma tributaria, non certo di trascurabile si­gnificato, presentati rispettivamente da WoUemborg nel 1901 e da Majorana nel 1905, naufragati entrambi senza che Giolitti si desse troppa pena di difenderli. 11 suo atteg­giamento, in tali due occasioni, poteva anche essere giustificato sul piano politico o tecnico. Resta il fatto che avrebbe dovuto essere preso in considerazione in sede di valutazione del complesso della sua politica tributaria.
L'ottica particolare del Coppa ai rivela ancora in maniera sintomatica allorché non esita ad affermare: Quando si consideri lo stato della legislazione sociale in Italia prima e dopo Giolitti, non è una esagerazione dire ch'egli effettuò qualcosa come una rivoluzione. Francamente, i benefici complessivi che la classe lavoratrice italiana riuscì ad ottenere dorante l'età gioii iti ina furono senza dubbio notevolissimi e non vanno minimizzati; di qui però a sostenere il carattere rivoluzionario, in parti­colare, della legislazione sociale del tempo, non poco ci corre.
Insomma, a forza di voler ad ogni costo ed a qualsiasi proposito difendere Gio­litti dagli attacchi spesso più che ingiusti dei suoi denigratori, Coppa finisce sovente per appiattire in un uniforme e poco persuasivo grigiore tutta l'opera dello statista piemontese e per rendere meno evidenti i suoi stessi meriti incontestabili. Ma peggio ancora, egli fa torto anche a se stesso. Il suo libro non manca di ottimi spunti e. d pagine egrege; soprattutto per un pubblico straniero, quel'è quello al quale evidèn­temente si rivolge, non manca certo di utilità. Ma per dimostrare troppo, rende poco credibile l'intero assunto che lo sottende e vanifica buona parte dello sforzo del suo stesso autore.
ALBEKTO AQUAKONE
POMPILIO DE SANTIS, La guerra di Troia fra Pitia e Salandra; Milano, Pan, 1971, in 8, pp. 88. L. 1.500.
Ovviamente questa Troia che il libro fin dal titolo - menziona, non è la celebre città che fa teatro e movente della lunga e snervante lotta fra Troiani ed Achei: lotta che come è noto coinvolse non solo gli eroi e le donne meravigliose, ma anche gli Dei.
La nostra Troia, più modestamente e simpaticamente, è la citta che coi' suoi cittadini ha portato un peso determinante nei collegio elettorale di Lucerà, in occasione dei Indi elettorali dell'ottobre del 1913.
Dunque è chiaro e giustificato il titolo del libro da cui appare altrettanto chiaro che i due duci l'in contro l'altro urinali, in quei ludi, rispondono ai nomi di Salandra e di Pitta.
Arcinoto è parimenti don Antonio Salandra troiano di untali, di sangue, di me­morie e di cor; il quale essendo soltanto un galantuomo < d'ispirazione risorgimentale cavouriana , ignorava il mestiere dell'eroe, non pensava ad ambascierie per sollecitare alleanze con Zeus, con Apollo o con altri grandi dell'Olimpo, e vestiva il modesto abito di buon Italiano.
Invece l'altro, il sedicente prof. Gaetano Pitta, essendo un rappresentante del Sol dell'Avvenire, lasciava supporre ai suoi seguaci di essere in relazione coi corpi celesti, mentre i suoi atteggiamenti battaglieri parevano la testimonianza di una parentela con Achille, parentela indubbiamente lontana e limitata al solo tallone.