Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI ROMA FONDI GIUDIZIARI; REPUBBLICA ROMANA 1
anno <1972>   pagina <469>
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Libri e periodici
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Monte Pianai Treviso, S,T.T 1971, in 4, pp. 126, con ili S.p.
11 Comitato Onoranze Caduti sul Monte Piana ha curato questa pubblicazione-ricordo, prendendo come motto d'ispirazione le parole dell'inviato speciale di guerra Ch. 6. "Welle che, riferendosi appunto a Monte Piana, scrìsse e dev'essere stato come prendere d'assalto il cielo .
Pertanto questa pubblicazione vuole essere un ricordare ma non uno svolgere tematico, ossia non una narrazione che segua un ordine cronologico e ci faccia conoscere in tale ordine le vicende belliche di cui è stato teatro il Monte Piana dal maggio 1915 fino ai giorni dell'ottobre 1917. Nei quali ci giunse lassù e quanta e quale straziante sorpresa l'ordine di ritirarci dalle posizioni in quei giorni medesimi conquistate e perdute e riconquistate, e tenute a costo di indescrivibili sacrifici.
Niente narrazione storica dunque nel senso preciso dei termini, poiché tre delle cinque parti in cui è suddiviso questo fascicolo sono dedicate alla rievocazione ed illu­strazione fotografica delle celebrazioni patriottiche compiute negli anni 1967, 1968, 1969 e 1970, nonché alle adesioni ricevute ed alle commende distribuite; mentre le prime due parti riguardano la descrizione del luogo, ed offrono con un breve diario di guerra di tre pagine ed altre di aneddoti e storia del 54 Reggimento Fanteria , e con brevi profili di valorosi, di Medaglie d'oro e Medaglie d'argento che hanno difeso il Cadore ed altri settori del fronte (e con qualche altro breve scritto riguardarne altri reparti della Brigata Umbria e di altre armi) offrono una apprezzabile documentazione per hi storia della guerra.
Sono intercalate qua e là le poesie dettate in dialetto od in lingua in varie occa­sioni; fra le quali una dei padre della Medaglia d oro Ruggero De Simone, coman­dante del Reparto d'assalto che nei furiosi combattimenti del 22 e 23 ottobre 1917 trovò, sulla estrema trincea di Monte Piana, da vero eroe 'la morte.
Il nome del tenente De Simone ha risvegliato in chi scrive i sentimenti di am­mirazione e di venerazione di allora, poiché proprio in quei giorni, essendo io aiutante maggiore di Battaglione, e quindi uno dei pochissimi (forse il solo ufficiale disponi* bile) ebbi l'incarico di rifornire il reparto del De Simone di bombe a mano che veni­vano a mancare per la furia degli attacchi e contrattacchi senza interruzione. Non avendo altro mezzo, racimolai sulla strada di Misurina un buon numero di Centu­rioni, riempii il loro tascapane di bombe, e su, fino a raggiungere un punto a me familiare ed a ridosso delle infernali trincee.
E lì, condotta a termine da parte di quelle anziane pippe rosse l'opera­zione del deposito di quelle Sipe e generi affini con tale prudenza e circospezione che ancora induce a sorridere, non appena concesso il sospirato ordine del ritorno, altro non ai videro lungo quella impervia discesa, se non gambe e gambe levate, alle quali parevano aggregale le ali.
Ma questo è un episodio di nessun conto.
Piuttosto è da ricordare che i superstiti di quel reparto d'assalto laceri, stre­mati, sfiniti, ma padroni della trincea , ricevuto l'ordine della ritirata, non vollero abbandonare al nemico il corpo del Comandante, e con quello iniziarono la faticosa calata verso Misurine. Mi fu detto durame la ritirata che li avevano veduti con una barella nelle vicinanze di S. Vito di Cadore; ed altro non so. questo è un epi­sodio di eroica umanità.
Le pagine su Monte Piana aiutano non poco a rivivere nel clima di allora; ma un clima fatto più sereno da accenti di religiosa pietà per la quale hanno avuto posto in quelle pagine anche i nomi e le gesta di nemici valorosamente caduti in quella battaglia. Naturalmente abbondano anche le invocazioni per la pace, e le depreca­zioni per la guerra: doverose le une e le altre, anche se la guerra non è mai mancata un solo giorno, dai tempi di Adamo e di Eva in poi, e se noi stessi la teniamo calda alimentando l'odio fra popoli di diversa civiltà, di diversa religione, di diversa storia, e fra governi di diverse democrazie o di diverse dittature, fra nazioni di diversa sta­tura e di diversi interessi, e fra classi sodali dove le parole hanno sempre il signifi­cato della minaccia, e le azioni il marchio della violenza distruttrice.
PIERO ZAMA