Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI ROMA FONDI GIUDIZIARI; REPUBBLICA ROMANA 1
anno <1972>   pagina <483>
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Vita dell'Istituto
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Napoli in paese agrìcolo moderno, cominciando dallo spezzare i vincoli dei ceti privi­legiati e dell'abolire i vieti ordinamenti in -vigore. E Cotto questo, come si sa, prima della Rivoluzione francese.
Si spiega pertanto, In questa vivida luce, la Congiura di Stato del 1794, di cui e anima Emanuele De Deo: la gioventù meridionale apriva, altra verso lui, l'epoca nuova per l'emancipa ziono umana , come dirà poi Giovanni Bovio. I Diritti del­l'uomo furon per la prima volta noti, nel nostro Sud, per il tramite di quei gio­vani. De Deo, nato a Minervino Murge, proveniva da famiglia di agricoltori: suo padre, Vincenzo, era un buon avvocato. Un ex frate, il salentino Papadia, fece da istitutore al giovane, ai suoi fratelli ed amici. Come al solito, l'istruzione s'imper­niava sulla lingua latina e sullo studio dei classici della Grecia e di Roma. Si legge­vano e commemoravano Omero e Platone, Tacito e Svetonio, e in genere, senza che i governanti napoletani lo sospettassero neppur lontanamente, si giungeva a preferire, rome figura storica, Bruto a Cesare. Poi Emanuele fu condotto a Napoli nel collegio degli Scolopi, ov'erano altri suoi giovani concittadini; e fra questi giovani di Miner­vino, di Gioia del Colle ove i De Deo avevano risieduto a lungo egli si distinse subito per la prontezza delle risoluzioni e per la forza morale nel sostenerle: qualità, bisogna dirlo, tutt'altro che rare tra gli uomini della Murgia, una delle regioni che più meritano di essere studiate anche dal punto di vista della psicologia della popola­zione, delle loro aderenze alla natura fisica del territorio, della loro stessa capacità alla ribellione.
De Deo derivava dunque da quella pietra dura, espressione di volontà virile. Lo scolopio abruzzese Carlo Laubert fu, in politica, il suo vero maestro, e suoi com­pagni di scuola si chiamavano Ignazio Ciaia di Fasano, Giuseppe Leonardo Albanese di Noci, Rocco Lenii ni di Monopoli, che poi saranno tra i capi della rivoluzione del 1799, nonché Raffaele Netti di Santeramo, Vitantonio dell'Erba di Castellana, i fratelli Del Re di Gioia, Nicola Celentano di Foggia ed altri; forse anche due giovani scienziati quali Luca De Samuele Cagnazzi di Altamura e Giuseppe Maria Giovine di Moffetta. Altro docente di cui egli seguiva le lezioni era l'ecclesiastico Ignazio Falco* meri di Nardo (molli ecclesiastici, bisogna convenirne, ebbero un ruolo che li onora) e, sui banchi della sua scuola, De Deo sedeva a lato del futuro storico Vincenzo Cuoco, i cui articoli infiammeranno una ventina di anni dopo un giovinetto genovese a nome Giuseppe Mazzini. La rivoluzionaria costi turione di Francia fu fatta conoscere a quei giovani da Ettore Carata, dal De Deo e da pochi altri. Di De Deo un insigne storico dice che era e sincero ed ardito, temerario anzi e sprezzante del pericolo, pronto a dare il suo nome e il suo braccio alle imprese più arrischiate, quasi bramasse, suprema gioia, il sacrificio di sé sull'altare dell'invocata libertà .
De Deo fu arrestato a Napoli mentre cantava a bassa voce inni patriottici e suo­nava la chitarra, da lui prediletta, vicino alla casa ove abitava. Contemporaneamente il fratello Giuseppe, aneli'egli destinato al martirio, era arrestalo a Gioia del Colle. Cosi cominciò il loro calvario. Tutti sanno come si comporta, come si difese e di quale stoicismo diede prova. La sua lettera-testamento al fratello è una delle pagine più lumi, nose del Risorgimento italiano e dalla nuova vita europea. Mario Pagano assunse gene­rosamente la sua difesa giuridica; ma nessuna difesa <parla alla posterità come la lettera-testamento scrìtta da Emanuele alla vigilia della sua fino sul patibolo. Questa fine toccò il sublime per l'intrepidezza, la fierezza, e per il vaticinio di libertà per tutti gli Italiani; e quindi ebbe ragione Eleonora Fonseca-Pimentel, nei mesi memo­rabili della Repubblica del 1799, a citare di continuo, nel giornale ufficiale, il nome di De Deo, il primo martire, il precursore, l'eroe-modello per i giovani d'Italia .
Onoriamo dunque ora e sempre - ha concluso 21 prof. Viterbo questa grande figura. La nostra Paglia sente tutto l'orgoglio di aver generato una tempra come la sua. ed è supremamente espressivo che ad aprire l'età moderno nel nostro Mezzogiorno sia etato un ventiduenne di ferrea energia come Emanuele De Deo. All'oratore è stata resa da tutti i presenti una manifestazione di vivissimo consenso.