Rassegna storica del Risorgimento

ROMAGNOSI GIAN DOMENICO
anno <1972>   pagina <499>
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Del pensiero di G. D. Romagnosi M 499
richiede formule costituzionali ben diverse da quelle dell'epoca della antica monarchia romana, mentre è sempre valido il principio, anche dentro un sistema democratico, di trovare nello Stato il garante della equità sociale. Le forme costituzionali sono ordinate nel tempo secondo una visione che con­templa una graduale realizzazione di elementi democratici. L'universalità di questa legge è indice della concezione positiva e democratica che Romagnosi ha della storia. Ma nei lunghi anni in cui egli si è applicato alla teoria del­l'incivilimento, il problema ha avuto soluzioni diverse che rispecchiano i differenti modi con cui l'autore ha reagito alla situazione politica del suo tempo. Cosi, quando gli avvenimenti della rivoluzione francese non ave­vano ancora perduto la loro risonanza universale e la cultura illuministica che è poi quella della rivoluzione non gli aveva ancora fatto perdere la fiducia nelle possibilità della ragione, l'incivilimento, meccanicistico e ri­voluzionario, se da un lato presentava il corso della storia come drammatico conflitto di forze contrastanti, dall'altro giustificava le rivoluzioni come por­tato naturale ed ineliminabile dell'evoluzione storica ed indispensabile ele­mento al progresso delle forme statali. Col fallimento delle prime rivolu­zioni europee invece comincia a farsi strada nella concezione del Romagnosi la sfiducia verso quell'inesorabile meccanicismo che affidava alla razionalità della natura la garanzia del progresso civile. Egli cerca di risolvere il pro­blema spostando l'obiettivo della sua indagine dal mondo naturale al mondo umano, attraverso un contatto con la cultura romantica che non si deve però intendere come rinuncia alla positività della storia stessa. Le idee illiimini-stiche di prima si fondono ora col volontarismo politico che vuole realiz­zare l'ordine razionale con l'intervento dell'uomo. Cadono le riprove storiche a favore dell'incivilimento come legge generale di interpretazione del cam­mino dell'umanità (che presupporrebbe per lutti gli Stali una identica evo­luzione) e si fa strada un metodo illuminista anch'esso empirico e naturalista che crea una legge a-posteriori delle vicende storiche. In questo senso la legge appare necessariamente razionale solo in natura ed è attuabile per la vita degli Stati solo in relazione ad essa. In questo modo la concezione del progresso, attraverso un processo circolare fondato sulla ragione, torna alle premesse della prima fase degli studi di Romagnosi sull'inciviliniento, in quanto il termine storico acquista la sua universalità nel confronto con quello naturale. Con ciò si chiarisce che il progresso della vita civàie non si svolse per mera necessità che vi sono Stati i quali non hanno conosciuto progressi ma è subordinato alle esigenze naturali, le quali, trasportate nel­l'ambito politico, si esprimono in Interessi di forze sociali. Ora, in questa correlazione uomo-natura bisogna vedere quale funzione si affida a quella iniziativa dell'uomo che Romagnosi chiama a arte . Questo termine, che non va inteso nel senso estetico, ha un significato assai generico, indicando