Rassegna storica del Risorgimento

ROMAGNOSI GIAN DOMENICO
anno <1972>   pagina <500>
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Bruno Di Sàbanlonio
sia certe facoltà operative dell'uomo civile, sia il modo con cui l'uomo stesso si serve della ragione per operare nella stona. Poiché Parte presuppone nell'uomo la consapevolezza delle sue azioni, non va confusa con le facoltà proprie della specie umana le quali si trovano anche nell'uomo a-sociale i in quanto essa coesiste all'incivilimento, e non viene prima di questo. Ma una volta iniziato il progresso l'arte diventa un elemento proprio al­l'uomo civile e rappresenta la volontà umana contro la necessità naturale. Come tale può essere riferita sia al singolo, sia alla collettività organizzata cioè lo Stato e sebbene sia distinta rispetto alla natura, quando si ma­nifesta non può prescindere dalle leggi naturali stesse perché pur sempre dentro un contesto naturale deve ricercare Io scopo delle sue realizzazioni. Più concretamente, in Romagnoli la natura conserva sull'arte un suo pri­mato in quanto nella determinazione del rapporto tra la civiltà e il lavoro dell'uomo preesiste. E l'autonomia dell'arte nelle realizzazioni storiche non è più. che una pura scelta umana nei conflitti storico-naturali. Se la dire­zione storica di questi conflitti, nei quali è eminente l'aspetto politico, è poi una continua tensione equilibratrice delle forze sociali, lo Stato potrà farsi strumento di civiltà solo assumendo carattere democratico. La demo­crazia infatti è un punto indefinito dello sviluppo della storia che, avendo per scopo la eguaglianza sociale, ipotizzerebbe pure, in un migliore equili­brio delle forze della natura, la fine dei cataclismi. Su questa tesi si basa senza dubbio la stessa possibilità di instaurare una costituzione. Ma d'altra parte, se la storia è storia di conflitti sociali, la loro fine è la fine della storia stessa. Con ciò non si nega la validità del concetto secondo cui un governo libero si impone con la stessa necessità con la quale si presentano le leggi naturali. Ma il problema rimane per lo meno oscuro per il fatto che, consi­derandosi il governo come scelta umana determinata da situazioni politiche di fatto cioè naturalistiche il volontarismo politico non si distingue dalla necessità storica. Lo Stato dunque è un ente che nella relazione con la natura ha stabilito più un rapporto di dipendenza che di reciprocità. È dunque l'espressione nel mondo umano delle leggi naturali. Da questa ca­ratteristica lo Stato deriva sia la sua eticità, che si deve riconoscere come universalità di fini, sia la tensione a rinnovare se stesso in forme costitu­zionali sempre più aperte alle esigenze delle classi più giovani.
Considerando la vita degli Stati che è quanto dire la civiltà co­me un prodotto dell'eterna configurazione naturale, Romagnosi esclude il principio idealistico della necessità del ce transfert degli imperi del mondo e della decadenza dei popoli. ')
l) 6. D. ROMAGNOSI, Metafisica détta storiai in appendice a L'indole dell'inctvi~ Umento li., p. 289 sgg.; Lettera u Vieusseitx* In Antologia, XLVT (1832), pp. 23-35.