Rassegna storica del Risorgimento

ROMAGNOSI GIAN DOMENICO
anno <1972>   pagina <502>
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Bruno Di Sabanlonio
si sforza di conciliare moralità e felicità. Ma si tratta di uno sforzo pura­mente deontologico, giacché l'identificazione dei due termini è lungi dall'av-verarsi nella vita sociale. L'ordine attuale non si basa su una società integrale, sibbene su una società non ancora costituitasi sui dettami della natura umana. Questa constatazione apre il problema di come si possa conciliare l'affer­mazione secondo cui la società, come ente naturalistico, possa avere dei di­fetti pratici risolubili al di fuori nel tempo della concezione mecca­nicistica stessa. A questo proposito si deve notare ebe la società e naturale in quanto sempre esistita; l'uomo è uomo sociale sin dalla nascita, nel senso almeno che ha nella sua natura la tendenza a creare un primo nucleo so­ciale quale la famiglia. É Ora, la società, quale appare in natura, al di fuori dell'tc arte umana, rispecchia leggi inerti che solo l'intervento dell'uomo adegua ai suoi bisogni. A questo fine la perfettibili là si converte, da facoltà propria dell'uomo, in strumento di progresso civile. Essa spinge l'individuo a servirsi della ragione per reagire alla natura attraverso il lavoro e creare un tipo di società che per essere naturale cioè razionale diviene anche morale in quanto le sue leggi universali sono attuate da lui. Il mondo mo­rale, insomma, non può essere che una costruzione della volontà umana, e d'altra parte il suo valore sarà dato dal modo in cui l'uomo fa le sue scelte nell'ambito naturale. H problema non è stato certo chiarito da Romagnosi, ma bisogna pure osservare che la contraddizione a cui esso porta è tipica di ogni naturalismo che voglia salvare il principio della libertà umana.
Ora, se la perfettibilità è innata, essa è eguale in tutti gli uomini. Ma questa eguaglianza non è che una espressione della comune natura umana.2) L'eguaglianza così intesa, o di diritto, acquista una garanzia solo nella so­cietà e ha un valore relativistico in quanto è un postulato del vivere civile. Dentro e fuori la società, l'uomo è pur sempre minacciato da una disegua­glianza biologico-n a turale che Romagnosi non sa (risolvere, in un contesto sociale, in base ad una valutazione equitativa dei rapporti umani. Questo pro­blema, comunque poco approfondito, è stato lasciato ad un punto morto, senza sviluppi in un ambito societario. Cosi, evitato il tema che avrebbe po­tuto presentare difficoltà etiche irriducibili, Romagnosi ha posto il fonda­mento della società nella ragione morale, cioè nel fatto che solo nell'ordina­mento sociale l'uomo può sviluppare quella perfettibilità che lo rende essere etico, fornito cioè della volontà e della possibilità di fare il bene. La società stessa gli appare infatti fondata sul diritto naturale e su di una sorta di stato di (necessità perché dipendente da esigenze naturali. In questo senso nasce
*) G. D. ROMAGNOSI, Introduzione al diritto pubblico universale cit., p. 157 sgg. 2) Ibidem, p. 210 sgg.