Rassegna storica del Risorgimento
ROMAGNOSI GIAN DOMENICO
anno
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1972
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pagina
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504
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Bruno DI Sabantonio
questo il punto culminante degli studi di Romagnosi sulla organizzazione sociale, rimane ancora da vedere attraverso quali ragioni sia giunto a questi risultati.
La lotta al contratto totale rousseauiano porta il nostro scrittore su posizioni assai confuse quando essa tende a liberare il cittadino dagli oneri che gli deriverebbero da imo Stato di estesi poteri. ') Una chiarificazione di questo tema, e, quindi anche dei rapporti che Romagnosi ha avuto col Rousseau, si ha quando la volontà generale viene acquisita alla nazione per altra via.2) Con ciò si chiarisce pure che a base della differenziazione del pensiero di Romagnosi da quello degli illuministi francesi sta la considerazione della società come evoluzione politica basata su elementi di fatto e quindi di fatto anch'essa, mentre il Settecento illuminista andava ricercando in forma teoretica, immaginaria il fondamento della società. Questa in Romagnosi è un ente naturalistico che ha in se stesso il suo principio e il suo scopo. Ma se su di un piano sociale la posizione di Romagnosi può essere più avanzata per il tema costante dell'ostilità ad un governo autoritario, su di un piano teorico rimane invece abbastanza debole e pericolosa, non tanto per la mancanza di una visione giusnaluralistica dei poteri statali, quanto per il fatto che, negando allo Stato l'autorità derivantegii da un contratto totale, seppur ipotetico, si preclude la strada della completa democrazia, e tende, con formule garantiste, ad una specie di contingentismo politico dominato dalla eccessiva difesa del privato nei confronti dell'autorità pubblica. Questo è uno dei tanti punti in cui il pensiero di Romagnosi, per raggiungere posizioni politiche pur assai avanzate, si serve di procedimenti logici agli antipodi della democrazia. Queste involuzioni sono tuttavia determinate in lui dalla sfiducia nel sistema liberale, e quindi dalla necessità di ricercare per altre vie i presupposti della democrazia, al di fuori dei temi soliti del liberalismo, primo fra tutti il contratto nella accezione tradizionale.
Pur non spogliandosi in essa di tutti i diritti della sua persona, l'uomo si è unito in società per perfezionare le sue attudini operative di fronte alla natura. Il rapporto dell'individuo con questa determina la forza del lavoro e le forme della civiltà. Mutando poi la natura col tempo, cambiano pure i termini di questo rapporto che nel mondo civile si converte in relazioni sociali. La nascita e la morte delle leggi che regolano la società sono sviluppi della natura, riflessi del suo meccanismo; di fronte ad esse il cittadino non è tuttavia un oggetto passivo, ma un centro di attività pratiche e intellettuali. Il valore della società così formata è dato dal fatto che essa, e non il singolo uomo, può farsi espressione di quelle leggi naturali secondo le quali si de-
0 G. D. ROMAGNOSI, Introduzione al diritto pubblico universale di,, p. 430. 2) 6. D. ROMAGNOSI, Della costituzione di una monarchia cìu, p. 237 sgg.; e p, 346 fi p. 508.