Rassegna storica del Risorgimento
ROMAGNOSI GIAN DOMENICO
anno
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1972
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pagina
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506
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506
Bruno Di Sabantonio
liticanti richiederebbero contingenze storiche difTcrenti da quelle del tempo dell'autore, la collusione tra i due sistemi .permarrà inalterata e i due termini potranno essere da Romagnosi adoperati come sinonimi o in uno strano binomio a repubblica monarchica , Ad una critica approfondita sarà facile, pero, rilevare che le due concezioni non coincidono non solo nei poteri dello Stato, ma nemmeno per il pensiero politico che le sottende, E allora si vedrà che Romagnosi oscilla verso il termine a repubblica ogni volta che "vuole caratterizzare la propria costituzione come anti-dispotica e tutelatrice della sovranità nazionale. '* È sintomatico comunque, come proprio nelle considerazioni fatte sulla repubblica Romagnosi raggiunga la più alta espressione del suo pensiero politico, liberandosi di quella eccessiva minuziosità, di quell'inutile interesse per il particolare che in lui rappresenta troppo spesso le scorie di un pensiero illuminista che vorrebbe puntualizzare ogni forza agente nella società e che invece riesce solo a dare a certi problemi minori 1 importanza che non meritano. La spiegazione dell'assunzione del titolo di repubblica nel testo di Romagnosi, unita al confronto dell'interpretazione da lui fatta delle idee di Montesquieu e di Rousseau,2' ci aiuta a capire anche la natura della sua monarchia. Si tratta di togliere all'organo governativo ogni autorità che non sia delegata dalla nazione, come voleva il Rousseau. E allora il (monarca delegato non è più un re nel senso tradizionale, ed il titolo di monarchia imposto al sistema -costituzionale appare solo come una inesatta denominazione di un istituto che si è venuto chiarendo come repubblica. Partendo da simili premesse democratiche la monarchia non può esistere se non come monarchia assoluta.
Ora, il problema che si pone per una qualsiasi forma costituzionale è quello di ricercare l'unità dell'impero, che è il comando di una persona o di una collettività sostenuto dalla forza della società, un potere delegato dalla sovranità nazionale. Questo non è un impero ideale, ma il risultato della prassi rappresentativa nella vita politica, e come tale destinato a ràma-nere inefficace se viene invalidato dalla volontà generale della nazione. Solo la democrazia pura potrebbe far coincidere l'impero, ovvero il potere, con la sovranità nazionale; e questa ipotesi, sebbene senza soluzione nell'età moderna, appare come costante tendenza nel processo formativo di un sistema costituzionale che si sforza di mantenere quanto più possibile viva la partecipazione del cittadino alle decisioni dello Stato. Altrimenti rimane una utopia, mantenuta tale per espressa volontà politica, per le implicazioni di carattere economico-sociale che essa comporterebbe quando la si volesse realizzare. Il concetto della sovranità nazionale infarti non esclude alcun citta-
') C. D. RoftTACNosr, Della costi unione di una monarchia riu j>p. 193 sex.; 207, gg.; 865 8gg.
2) Ibidem, p. 220 sgg., e J.-J. ROUSSEAU, Conimi social* III, 6.