Rassegna storica del Risorgimento

ROMAGNOSI GIAN DOMENICO
anno <1972>   pagina <509>
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i Dèì pensiero di C. 3X Romagnosi 509
libertario e democratico in una istituzione, quale quella monarchica, che non lo permetterebbe.
Bisogna tener conto di questa contraddizione insita nella costituzione monarchica per poter comprendere il pensiero politico di Romagnosi. Egli ha già corretto il liberalismo in un punto fondamentale come il contratto so­ciale. La tendenza poi a garantire la libertà del cittadino nei confronti del-l'autorità pubblica se si inserisce nell'individualismo liberale, ne esce non appena questa autorità si specifica non come governo, ma come Stato. Il cit­tadino può essere contro il governo per riaffermare i diritti inalienabili della nazione mai contro lo Stato. Egli così lotta per un ideale individua­listico nello stesso tempo che attribuisce democraticità allo Stato nazionale, dalla cui realtà il cittadino non può prescìndere. Peraltro questa fiducia nello Stato il Romagnosi l'aveva già rivelata, secondo una visione tipicamente il­luminista, nei suoi Principi fondamentali di diritto amministrativo, libro scritto in un momento di particolare interesse per la costruzione dello Stato napoleonico.
È con il concetto di nazione che nasce tuttavia in Romagnosi la possi­bilità di uno Stato diverso da quello liberale. Con ciò egli non rientra nem­meno nella visione populistica del romanticismo, in quanto la nazione non costituisce una realtà storico-culturale che astrae dai conflitti politici delle classi che la compongono per una unità di spiriti latta a danno degli inte­ressi materiali degli strati più deboli della società, ma è una realtà immanen­tistica e politica che, realizzandosi nella etnicarchia, tende a porsi come scopo la garanzia della libertà del cittadino non solo nel campo dei diritti civili, ma anche, e più specificamente, in quello dei diritti sociali, quali il lavoro, l'istruzione pubblica ecc. '> È in questo senso che la etnicarchia, o dominio nazionale, cioè popolare, si identifica con la democrazia. Per que­sta via il governo puramente strumentale della concezione liberaleggiante si fa democratico, diventando espressione della volontà dello Stato, inteso nel senso di nazione. Infatti il governo di un popolo non rappresenta altro che il dispiegamento del concetto assoluto di nazione in una realtà che diventa storia nella misura in cui rispetta le esigenze della nazione stessa.
Nella costituzione monarchica del testo di Romagnosi la qualificazione politica del governo è assai incerta: qualificati in tal modo sono invece i po­teri rappresentativi ad esso antagonisti. Possiamo rilevare, però, che, se l'assemblea nazionale,2) presso cui sono rappresentati nobili e borghesi, eletta in base alle attuali forze sociali,3) realizza il principio liberale della utilità privata da ricavarsi coll'aiuto delPautorìtà pubblica, dequalificandosi con
1) G. D. Ilo MA GNOSI, Della costituzione di una monarchia cit., pp. 163 sgg., 431 sgg.
2) Ibidem, pp. 358 sgg.t 742 Hgg.
3) Ibidem, p. 325 sgg.