Rassegna storica del Risorgimento

ROMAGNOSI GIAN DOMENICO
anno <1972>   pagina <510>
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Bruna Di Sabati Ionio
ciò come assemblea di parte, il governo contro il quale casa è stabilita, sembra porsi già con esigenze che se non sono del tutto popolari, non sono nemmeno strettamente borghesi. Del resto Romagnosi, che nella formazione di questa assemblea sembra cedere, per contingenti ragioni politiche, alla forza della borghesia e della nobiltà, ha però salvato, nell'interesse della collettività popolare, il principio dell'utilità generale dello Stato tramite altri organi an­tagonisti che hanno, come il Senato,l) la funzione di decidere delle contro­versie legislative e costituzionali insorte tra il governo, interprete delle ne cessità universali, e l'assemblea, dominata da interessi particolari. Allora anche il potere degli organi tutelari, che sembrava orientalo in linea di mas­sima contro le prerogative del governo, appare come una supervisione statale sulla amministrazione e la legislazione. La confusione Stato-governo è con ciò superata. Senza questo superamento Romagnosi non sarebbe potuto uscire dalla concezione liberale dello Stato. Il passo gli è stato assai faticoso, in verità, e gli è stato reso possibile dal nuovo concetto di nazione. I due termini di Stato e di governo hanno caratteri diversi: Io Stato, identificandosi con la nazione, cessa di essere utilitarista: il governo invece prende i vècchi at­tributi dello Stato, primo fra tutti il carattere amministrativo. Romagnosi è partito da un pensiero tipicamente settecentesco ed illuminista quale po­teva essere la difesa dei diritti del cittadino nei confronti dello Stato-governo per arrivare ad una moderna concezione democratica, riconoscendo allo Stato stesso finalità etiche in quanto collettive. Il suo problema immediato era stato la liberazione dell'individuo dallo Stato dispotico ed autoritario, e a questo fine la strada tracciata dal liberalismo poteva pure essergli utile, ed egli se ne è servilo fino ad un certo punto. Ma anche dentro questa conce­zione esisteva un elemento almeno che liberale e quindi utilitarista non era: una volta ottenuta la liberazione dell'individuo dallo Stato, ad esso Romagnosi è dovuto ricorrere per proteggere le classi deboli della società da quelle forti.2) H suo Stato è tanto più lontano dal liberalismo, quanto più estesi sono i suoi poteri, né arriva d'altra parte a configurarsi come quello dell'idealismo tedesco. La sua finalità è rappresentata dalla funzione di ser­vire ai bisogni dei cittadini i quali, quando ubbidiscono alle leggi, servono se stessi. Questo concetto ha dato frequentemente adito alla visione di uno Stato utilitarista per il Romagnosi. Si è caratterizzato cosi lo Stato utilitarista in antitesi a quello idealista, senza prendere in considerazione gli aspetti di eticità che egli attribuisce allo Stato come organizzazione limane che esclude fini superiori a quelli dell'uomo sociale, ma vi include, ed in questo senso appare etico, le esigenze universali portate avanti dalla natura. In via
1) Ibidem, pp. 378 Bgg., 831 egg.
2) Ibidem, pp. 163 gg.; 431 sgg.; cfr. anche Dell'indole d-eWincivUbnento cìt, p. 89 sgg<