Rassegna storica del Risorgimento

ROMAGNOSI GIAN DOMENICO
anno <1972>   pagina <511>
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Del pensiero di M Romagnosi 511
di diritto lo Stato deriva dal contralto sociale il potere di garantire l'egua­glianza dei cittadini attraverso una non meglio specificata direzione della vita politica ed economica nazionale.l* Anche se, poi, questo intervento nella costituzione monarchica non è riferito ad alcuna legge particolare, rimane tuttavia gravida di sviluppi l'impostazione della vita sociale.2) Per essa l'uomo diventa cittadino solo nel lavoro; e d'altra parte il lavoro costituisce un suo diritto necessario in quanto rende l'uomo strettamente legato alla organiz­zazione sociale. È su questo punto che Romagnosi tende ad una visione para-socialista dello Stato. Certo, l'intervento statale nell'economia è una tematica socialista: eppure è sulla soluzione specifica a questo problema ohe Roma-gnosi non sa qualificare nella dovuta maniera la sua democrazia. Se infatti il suo tipo di Stato deve intervenire per riequilibrare le differenziazioni so­ciali causate dall'economia le quali hanno determinato la perdita di precisi diritti, da parte ideila plebe, bisognerebbe pur ricercare a quale elemento si deve lo squilibrio da colmare. Partendo da questo punto e accertato che la ricchezza è l'elemento prevaricante l'eguaglianza Romagnosi avrebbe potuto imboccare una linea di indagine assai proficua e rivoluzionaria, anti­cipatrice della cultura socialista. Essa l'avrebbe dovuto portare al riconosci­mento che l'accumulazione della ricchezza è un fattore anti-sociale, che la eguaglianza economica è il vero Stato di diritto, e che solo essa avrebbe po­tuto mantenere l'eguaglianza politica e quindi inalterata la natura del con­tratto. A queste conclusioni il pensiero di Romagnosi non arriva, perché per questo lato del problema non è conseguenziario. Il discorso viene infatti spezzato da un'affermazione di carattere non speculativo, non scientifico: a determinare l'usurpazione del diritto contrattuale, stipulato dall'individuo contro il bisogno, e la violazione dell'eguaglianza è intervenuto un ente tanto insignificante quanto estraneo a tutto il pensiero rigorosamente scien­tifico e meccanicistico dello scrittore: la fortuna. Il valore di questa intru­sione si afferma come volontà di salvare a tutti i costi il sistema della pro­prietà privata e quindi la conseguente possibilità che essa, accumulandosi in pochi individui della società, stabilisca, oltre l'in uguaglianza economica, quella politica. Cosi rimane pure irrisolto il conflitto tra la concezione della proprietà di derivazione roussoiana come mezzo di sussistenza del­l'individuo, e la concezione della proprietà come bene di fortuna, accumula­bile a danno della collettività. Pur essendosi avvicinato al problema, Roma-gnosi non l'ha chiarito, lasciandolo anzi al punto critico, facendo risorgere il contrasto tra la volontà di analisi scientifica della formazione della pro­prietà come anti-sociale se va oltre certi limiti di bisogno, e un realismo
i) 6. D. ROMAGNOSI, Articoli di economia politica Firenze, Piatti, 1845, IH
p. 10 sgg.
2) G. D. ROMAGNOSI, Dello costituzione di una monarchia eit p. 163 sgg.