Rassegna storica del Risorgimento

ROMAGNOSI GIAN DOMENICO
anno <1972>   pagina <512>
immagine non disponibile

512
Bruno Di Sabantonio
politico che su un piano moderalo agisce come remora a quel pensiero, pun­tandone le conclusioni troppo rivoluzionarie. Posta in mezzo ad un procedi­mento logico quella fortuna non ha alcun carattere probante, giacché, essendo ormai formulato il problema in termini di eguaglianza contrattuale, le premesse per una coerente conclusione non sono affatto a favore della proprietà esorbitante. Ed in effetti, in un altro scritto, " la proprietà è un diritto nella misura in cui il privalo riesce a lavorarla o ad amministrarla con la propria opera. Il problema va risolto allora nel senso che essendo la proprietà -un diritto originario,2) garantito dal contratto, ogni cittadino, in quanto essere sociale, deve possedere quanto basta alla sua sussistenza per diritto contrattuale. Romagnosi ipotizza così uno Stato di piccoli pro­prietari, indipendenti fra loro nei rapporti di lavoro ciò che non si ve­rifica nella concezione liberale e di salariati protetti dallo Stato stesso. Egli giunge ad una democrazia assai avanzata perché pone ormai come necessario alla vita sociale il frazionamento della proprietà fondiaria e per­ché da allo Stato l'autorità di intervenire nell'economia al fine di creare la piena occupazione.
Questa impostazione è data da Romagnosi al suo pensiero politico 15no all'opera Della costituzione di una monarchia. Successivamente, nel suo pen­siero sull'economia, culminante negli Artìcoli di economia politica, Finler-vento statale assume la forma di una generica programmazione della vita economica nazionale. Nella libera iniziativa Romagnosi vede ormai un incen­tivo alla produzione. Ma il dualismo tra direttive pubbliche e iniziativa pri­vata riporta il problema agli inizi, in quanto la produzione e la distribu­zione delle ricchezze, una volta avviata da parte dello Stato, è lasciata svi­luppare dalla libera concorrenza che oltre ad essere una legge commerciale, diventa un principio naturale di vita sociale se la si considera sotto l'aspetto della domanda e dell'offerta del lavoro. Ora, esiste una sola spiegazione a questo dualismo: Romagnosi, che pur viveva in un'epoca di libera concor­renza, almeno riguardo alla domanda e all'offerta del lavoro, doveva consta­tare che di fatto questa legge, come veniva applicata, gettava sul lastrico il proletariato agricolo ed urbano. *) Ha imputato allora queste condizioni non alla libera concorrenza, ma al fatto che questa, poiché ha nell'offerta del la­voro un termine socialmente più potente rispetto a quello della domanda operaia, non è più libera, perché non è lìbero uno dei due termini ohe la compongono, ed ha affidato allo Stato il compito di ripristinare questa li­bertà. Ma con questa ammissione negava la applicabilità delle stesse teorie dello Smith cui si rifaceva, e portava un'incrinatura irreparabile al corrdspet-
') C. D. ROMAGNOSI, Introduzione al diritto pubblico universale rètti, p. 295 sgg. 2) G. D. ROMAGNOSI, Istituzioni di civile filosofia oìt., p. 673 sgg. *) G. D. ROMAGNOSI, Artìcoli di economia politica di., I, p. 41 sgg.