Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918; INTERVENTISMO; ITALIA NEUTRALIT? 191
anno
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1973
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pagina
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89
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NEUTRALITÀ ED INTERVENTO
Potrà apparire anacronistico, se non addirittura superfluo, ritornare ancora sul dilemma neutralità o intervento nella primavera del 1915, ma l'argomento è stato ripreso in recenti pubblicazioni, sollevando ancora una volta il dubbio e non mi pare, quindi, sia fuori tempo esprimere un parere. Con frequenza si usa un tono di scherno o dò sarcasmo, comunque di riprovazione, parlando delle giornate di quel maggio, avendo cura di virgolettare radiose . Ebbene dico subito, non per amore di navigare contro corrente, ma per intima convinzione, rafforzata da vivacità di personali ricordi e da non diminuita intensità di sentimenti, che quelle giornale io le rivedo proprio radiose e, lo ripeto, anche a costo di andare incontro alla probabile accusa di voler fare della retorica. Mi si perdoni l'implicazione personale, ma la ritengo necessaria perché intendo dare a queste note l'impronta di una testimonianza, naturalmente suffragata da studi successivi, intesi ad evitare che il campo di osservazione rimanesse circoscritto all'angolo visuale, necessariamente ristretto, di un testimone o di un attore, specie se impegnato in un ruolo secondario. Il filtro degli anni, di oltre un cinquantennio oramai, certamente serve a decantare la massa di ricordi degli eventi visti o vissuti, disperde e lascia cadere quelli secondari, appena marginali, li sbiadisce, li scolora, ma esalta la visione del quadro generale nel suo insieme, con le sue linee maestre ben segnate. A volte, può trattarsi di cronache, ma è altresì vero che la storia non di rado nasce con gli abiti dimessi della cronaca, e la cronaca di quei giorni serve a comprendere meglio e interpretare la storia. Basterà pensare che la grande guerra segnò la fine del mondo di ieri, del mondo della sicurezza, come lo chiamò Zweig, quando ognuno sapeva quello che lo attendeva all'indomani e poteva fare i conti, per sé e per i suoi figli, per l'avvenire, anche con una previsione di anni. Nel 1914, il mondo era ormai maturo per quel trapasso e vi era arrivato attraverso eventi, la cui importanza di solito sfuggiva alla attenzione dei contemporanei. Oggi, dopo i cataclismi provocati da due guerre mondiali, può far sorridere pensare che destavano preoccupazioni la questione del Sangiaccato di Novi Bazar, l'imposizione alla Grecia di abbandonare Janina e alla Serbia di sgombrare Scutari e qualche villaggio dell'Albania e che grave incidente diplomatico costituiva l'improvvisa presentazione di una cannoniera davanti al porto di Agadir. Tutti mei-denti che diedero da fare alla diplomazia, consentendole quello che può essere considerato il suo massimo risultato, il rinvio dello scoppio della guerra, che in pratica le cause profonde continuavano a lievitare, fin quando non rimaneva più spazio per le formule e formulette, apparentemente risolutive, fondamentalmente dilatorie. In questo stato di cose, in quel clima politico, prese posto la conquista italiana della Libia, ma giustamente Luigi Salvatorelli *) ne ritiene esagerata la connessione con la prima guerra balcanica, foriera della seconda e prologo della grande guerra, dando all'Italia la colpa di averla provocata. In realtà, il mondo
t) LUICI SALVATORELLI, Un cinquantennio di rivolgimenti mondiali) Firenze, Le Mounier, 1972* p. 9.