Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918; INTERVENTISMO; ITALIA NEUTRALIT? 191
anno
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1973
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pagina
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90
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Luigi Mandini
di ieri chiudeva la sua giornata ed il tramonto sarebbe stato rapido, come ira tramonto equatoriale.
Un oscuro abate siciliano, Saverio Scrofani. vissuto sul finire del XVIII se* colo,'' aveva scritto che la natura si sa difendere quando è compressa, ed è giusta e generosa quando è secondata. Una delle sue leggi impreteribili è che tutto vada all'equilibrio, che è retto dalle leggi da essa sola prestabilite . Nel 1914, quell'equilibrio era ormai irrimediabilmente pregiudicato, la caldaia dell'umanità era stata riscaldata fino all'ebollizione e necessariamente doveva saltare il coperchio o aprirsi una valvola di sfogo, la guerra. Per dirla col Clausewitz, disturbiamone ancora una volta la memoria, il processo di fermentazione dell'umanità era giunto al suo massimo grado. Gli uomini lo avevano inconscia mente o volutamente provocato e assecondato, non sempre valutando nella loro interezza i possibili effetti della loro opera, per trovarsi, ad un dato momento, come l'apprendista stregone, nell'impossibilità di dominare gli eventi. E oggi, ragionando a bocce ferme, possiamo affermare che la guerra era diventata ine* vitabile. Le leggi impreteribili della natura erano state violate.
Sorge a questo punto Pinterrogatìvo : poteva l'Italia rimanerne fuori? Citiamo ancora Salvatorelli che ricorda2' come, già il 9 agosto, il marchese San Giuliano da Fiuggi scriveva a Salandra doversi prevedere che l'Italia avrebbe dovuto finire per attaccare l'Austria. A sei giorni dalla nostra dichiarazione di neutralità, quando ancora ultimatum e dichiarazioni di guerra si susseguivano da un capo all'altro d'Europa, il nostro ministro degli Esteri, uno dei migliori che l'Italia abbia avuti, dimostrava di avere un'esatta percezione della via che il nostro Paese avrebbe dovuto fatalmente percorrere. E si aggiunga che proprio in quei giorni egli dichiarò nettamente all'ambasciatore tedesco Flotow che nessun governo italiano avrebbe potuto decidere di entrare in guerra a fianco degli Imperi Centrali, perché la nazione non l'avrebbe seguito, tanto diffuso e profondo era nel popolo il sentimento di avversione all'Austria-Ungheria, mentre viva era per contro l'aspirazione alla liberazione delle tetre irredente. Da rilevare, ancora, che inizialmente la guerra fu mossa unicamente contro l'Austria, quasi fosse quella conclusiva del Risorgimento, e cioè con programma irredentista, tanto da rilardare di oltre un anno, e probabilmente fu errore aspettare tanto, la dichiarazione di guerra alla Germania.
Non si può, del pari, dimenticare che qualche sbandamento inizialmente vi fu e sulle' pagine di questa rivista (Fascicolo II - Aprile-Giugno 1972), Raffaele Molinelli, in un ampio, documentato studio, ha accuratamente analizzato l'atteggiamento dei nazionalisti, allora non costituiti in partito e riuniti nell'Associazione Nazionalista Italiana, i quali, davanti al problema dell'intervento, avevano preso una posizione dettata da una considerazione realistica e responsabile degli interessi nazionali di fronte all'immane conflitto; e quindi favorevoli ad un intervento a fianco degli Imperi Centrali. L'ampiezza dell'articolo del Molinelli, la sua volontà di fornire una inequivocabile giustificazione dell'assunto, sono giustificate, da un lato dall'intento costante dei nazionalisti di far passare inosservato, di far ignorare, quell'iniziale atteggiamento, tanto in contrasto con l'azione che ne seguì, e dall'altro dallo stupore che può desiare nel pubblico la realtà di quello sbandamento, proprio da parte dei cultori di un credo politico.
') Dell'abate Scrofani si sono occupati con molta finezza Cordiè, Zapperi, Mulini. *) 0p. cfc, p. 132.