Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918; INTERVENTISMO; ITALIA NEUTRALIT? 191
anno <1973>   pagina <91>
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Neutralità ed intervento 91
che era un'esasperazione del patriottismo, spìnto fino alla distorsione. Proprio in ciò si può trovare la spiegazione, se non la giustificazione, del comportamento dei nazionalisti, appena scoppiata la conflagrazione europea: con premesse, non prive di ironia antidemocratica, i nazionalisti facevano un ragionamento che avrebbe volato essere improntato a freddo realismo; essi volevano affermare che l'immancabile intervento non avrebbe dovuto costituire un omaggio obbliga­torio e gratuito (...) alla causa suprema della civiltà e del diritto (...) natural­mente incarnati, per grazia di Dio, nella Francia democratica e nella liberale Inghilterra , ma che l'Italia doveva agire in modo da trarre dalla situazione il massimo vantaggio.
V'era indiscutibilmente un contrasto fra la passione irredentista e la consi­derazione realistica e responsabile degli interessi italiani di fronte all'immensità del conflitto, l'Italia -doveva pensare anzitutto a se stessa, e non erano di scarso valore i suoi interessi nel Mediterraneo occidentale, dove la Francia esercitava una forte pressione.
Sappiamo che queste posizioni furono rapidamente abbandonate e rove­sciate e da tutti è stata riconosciuta l'importanza dell'azione nazionalista, il suo grande peso, a favore dell'intervento ; ricordo che l'onorevole Federzoni, che da non molto aveva abbandonato il suo pseudonimo di Giulio de Frenai, sinte­tizzava gli scopi di guerra del programma nazionalista nel titolo dei suoi comizi Dal Brennero al Narenta .
Voglio ricordare che, sui doveri dell'Italia nei riguardi della Triplice Al­leanza, non si può affermare che le idee fossero generalmente chiare, perché le conoscenze non erano profonde e diffuse. AlTinfuori di coloro che agivano negli ambulacri del palazzo della Consulta, allora sede del Ministero degli Esteri, ben pochi sapevano che nel 1902 v'era stato uno scambio di lettere fra il mini­stro degli Esteri italiano Pri netti e l'ambasciatore francese Barrare, che legava l'Italia e la Francia a reciproca neutralità, nel caso che l'ima o l'altra fosse stata oggetto di aggressione diretta o indiretta , e in quanto al trattato della Tri­plice Alleanza, i patti erano tanto segreti che i maggiori uomini politici italiani, per venirne a conoscenza, dovevano diventare presidenti del consiglio o ministri degli Esteri; si sapeva che eravamo alleati, della Germania e dell'Austria-Ungheria e basta, e ognuno traeva le conseguenze sui doveri dell'alleanza. Avvenne così che il generale Cadorna, a fine luglio 1914, da pochi giorni capo di Stato Mag­giore dell'Esercito, scoppiata la guerra in Europa, ritenne doveroso predisporre l'attuazione del piano che prevedeva l'attiva partecipazione dell'Italia alla guerra a fianco della Germania contro la Francia. Lo fermò la dichiarazione di neutra­lità pubblicata dal Governo senza dargliene preventiva comunicazione.
Questo esempio, di gravità indiscutibile, spiega come l'opinione pubblica non venisse indirizzata in una giusta direzione e che ognuno, diciamo l'uomo della strada, pensasse a quelli che erano i doveri e le convenienze dell'Italia, in base alle proprie conoscenze, scarse e imprecise.
Non necessitò molto tempo per chiarire la situazione; l'ipotesi di una guerra a fianco degli Imperi Centrali, assolutamente impopolare, fu abbandonata e ri­mase un solo dilemma: neutralità o guerra contro l'Austria-Ungheria, sempre denominata il nemico ereditario. E l'irredentismo fu lievito di ogni manifesta­zione pubblica.
Ho accennato, in principio, ai miei ricordi personali e non mi nascondo il pericolo di apparire mi uomo tenacemente ancorato al passato, dominato dal sentimento, ma penso che riuscendo a sfuggire al sentimentalismo, distorsione