Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918; INTERVENTISMO; ITALIA NEUTRALIT? 191
anno <1973>   pagina <92>
immagine non disponibile

92 Luigi Mandini
del sentimento, l'aver vissuto un grande evento, averne conoschito un settore, sìa pure piccolo, sia di notevole giovamento alla ricostruzione dell'insieme. Un giovane d'oggi saprà studiare con freddo distacco diari e memoriali, analizzare tonti diverse, vagliare un'abbondante messe di documenta, ma gli riuscirà di penetrare nell'animo degli uomini, di conoscerne la psicologia, di entrare nello spirito del tempo? Senza questi elementi la ricerca della verità sarà falsata, e giustamente ammoniva Chesterfield: Ogni uomo cerca la verità, solo Iddio sa chi Fha trovata . Come a Trento avvertiva, durante il XLI Congresso dell'Isti­tuto per la storia del Risorgimento, Alberto M. Ghisalberti, proprio a proposito della polemica fra neutralisti e interventisti, bisogna conoscere come veramente la pensasse il popolo italiano in quei giorni. Quei giorni sono essenzialmente il maggio 1915 e istintivo sorge il riferimento alle radiose giornate, e alla falsa retorica . Ma la retorica è venuta fuori dopo, dopo una guerra sanguinosa, con­clusa con una vittoria, è venuta con una serie di paroloni, con numerose stam­burate che hanno svisato lo spirito del movimento popolare, il quale a chi lo ha visto e vìssuto apparve materiato di un contenuto -sincero, sentito. Come una primavera della patria, ricordano quelle giornate coloro che alla guerra hanno partecipato, dimenticando i sacrifici sopportati, i traumi sofferti, le ferite riportale.
Sono indotto a ritenere che fra i neutralista di oggi vi siano coloro che al­lora non conobbero il fronte, pur avendo i requisiti anagrafici e fisici per an­darvi, e nell'intimo dei quali tale assenza provoca un misto Sconfessato di rim­pianto e di rimorso, uno stato d'animo che forse Freud definirebbe il coni: plesso degli esclusi, che soffrono una frustrazione per non poter dire con giu­stificata fierezza ai propri figli, ai propri nipoti, io c'ero ed allora, con istin­tiva reazione, vogliono far credere, fors'anche a se stessi, che era meglio non esserci. Ve ancora la categoria dei neutralisti di allora, che agirono in buona fede, come i seguaci di Giolitti, i quali conservarono e taluni tenacemente con­servano la loro opinione, col disappunto che la guerra sia stata vinta e di non poter quindi giustificare il proprio atteggiamento dicendo avevamo ragione noi, la guerra non si doveva fare, ed allora giù a fare i calcoli dei profitti e delle perdite, ragionando con la mentalità del contabile e la macchina calcola­trice, per arrivare alla conclusione che la guerra è costala tanti miliardi di lire, tante centinaia di migliaia di morti, di mutilati, di feriti e che ad un prezzo assai inferiore avremmo potuto agevolmente comprare gran parte di quello con­quistato con la vittoria. A parte il fatto che il costo della guerra, in uomini e in lire, lo si conobbe, e in modo assai approssimativo, al termine del conflitto e nessuno, in tutto il mondo, ne aveva previsto una tanto lunga durata, si deve tener presente che si apprezza assai di più quanto guadagnato con dura fatica e, riguardo ai vantaggi della neutralità, non possiamo non considerare l'esempio della Spagna, che rimanendo fuori dal grande incendio vide accrescere e ribol­lire fermenti interni, conobbe la rivoluzione e la guerra civile ed ha visto com­promesso, per molti anni, il raggiungimento di un equilibrio stabile. Non si fa, comunque, la storia con i se e ì forse e, più che azzardata, erronea mi sembra l'affermazione che rimanendo neutrali saremmo divenuti più ricchi e potenti.
Nel maggio 1915, il Belgio era stato invaso pressoché totalmente, la Francia dolorava per le Provincie gementi sotto il tallone tedesco e per il fronte che l'attraversava come una ferita sanguinante, la Serbia stava per essere sommersa, la Russia era scesa in campo con eserciti immensi, tutta l'Europa era in fiamme, perché erano venuti a maturazione tanti bubboni, troppi erano i problemi inso-loti, la tensione aveva raggiunto il carico di rottura. Nel giugno 191 con le