Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE; MAZZINIANESIMO; SICILIA STORIA 1869-1870
anno <1973>   pagina <188>
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188 Francesco Luigi Oddo
(volgendo, invece, più di quanto Mazzini non vedesse, in un'oliata germa­nica), umiliata dalle varie disavventure del '66, afflitta dall'involuzione sociale, da presunti intrighi ed influssi del papa e del clero, dalla pervi­cacia legittimistica di vecchi gruppi di potere, meno intesi che Mazzini non credesse a scrollare le impalcature amministrative del nuovo Stato ed assai più ad adattarvisi e ad appropriarsene. Preso dal culto 'laborioso di suoi ideali e programmi, che vedeva scetticamente rifiutati ancor prima che potessero esplicarsi, Mazzini era tormentato dal fatto che il popolo italiano, anche al livello del contadino, dell'operaio, del soldato, del pic­colo impiegato o imprenditore o commerciante, non sapesse ribellarsi ai nuovi insulti d'una scandalosa gestione liberalconservatrice del potere; dal fatto che fosse cosi difficile ottenere la sollevazione, anche di una sola città, come Genova, Milano, Napoli, Palermo, a cui legava il sicuro sviluppo di quell'incendio rivoluzionario, da cui le ambizioni egemoniche e dinastiche; dei Savoia attendevano d'essere fatalmente incenerite.
Meno era presto ad avvertire l'ascendente morale ed il prestigio poli-ileo derivati alla monarchia sabauda dal successo della sua iniziativa uni­taria, dalle sue possibilità e capacità diplomatiche e militari, dall'aver sa­puto interpretare un certo ideale patriottico nazionalistico ad essa aderente e con essa quasi coincidente, sicché il re galantuomo era divenuto in mezzo alla borghesia, e non soltanto in mezzo ad essa, l'incarnazione stessa del patrio Risorgimento.
Meno ancora era disposto Mazzini a calcolare la serenità psicologica e la sicurezza reale che quella monarchia-dinastia era capace di garan­tire, non soltanto fra gli strati sociali più o meno alla della possidenza e del padronato, logicamente interessati all'ordine ed alla conservazione, ma anche fra quelli impiegatizi, operai, contadini, che cosi dalle cristallizza­zioni feudatis licite come dalla tragedia della guerra e dalla bufera del­l'insurrezione mai avevano tratto granché di vantaggioso, e nutrivano ogni giorno più solide speranze nelle promesse dell'industria e di una più avanzata civiltà agraria del Paese.
Tuttavia, ciò che qui si vuole soprattutto rilevare è la estrema stan­chezza morale di Mazzini, non dissociata evidentemente da una sua estrema stanchezza fisica: Mazzini non voleva più organizzare l'insurrezione; d'al­tronde, voleva essere l'ultimo ad abbandonare il campo. Nessuno doveva dire che egli si fosse presto adattato o quanto meno rassegnato; poiché lo si abbandonava, com'è vero che lo si abbandonava, apparisse ben chiaro, attraverso un ultimo evento, ch'egli era lasciato solo in campo dinanzi al nemico; e quest'ultimo evento gli costasse pure la morte, se la morte gli ri serbava.
Nel caso in cui fosse risparmiato dalla barricata, dalla guerra civile, dagli avversari, dal governo ufficiale, voleva, prima di morire ed avver-