Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE; MAZZINIANESIMO; SICILIA STORIA 1869-1870
anno <1973>   pagina <189>
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La Sicilia e Mazzini
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Uva per troppi e gravi segni che la sua fine non poteva molto tardare appartenere finalmente a se stesso, isolarsi, concentrarsi, meditare i suoi giorni e le sue opere, forse la storia tutta dell'ultimo secolo, essendo im­possibile, nella ricostruzione di quegli anni, lasciare da parte la rivoluzione francese, sulla quale la meditazione di tutti i nostri grandi dell'Ottocento sembrava picchiare insistente, sempre insoddisfatta, irritata, perplessa, pole­mica, corrucciata, benché da essa profondamente avvinta e suggestionata.
Nei soli anni 1869 e 1870 diverse volte, Mazzini ripeteva, in questa o quella lettera, ch'egli intendeva far nomi e cognomi, dir pane al pane, vino al vino, strappare molte maschere di menzogna e di ipocrisia, rivelare fatti che egli per tanti anni aveva preferito tacere, che forse egli solo sapeva o si (riteneva in grado di riferire, per la storia, con assoluta spregiudica­tezza. Si trattava di un bisogno spirituale di ripensamento critico, in vista di un'azione educativa a più ampio raggio, considerata la sterilità imme­diata della sua azione insurrezionale in vista di una costituente rivoluzio­naria e di una costituzione repubblicana della nazione italiana. Malgrado la sua spossatezza, non gli era tuttavia possibile non tentare un'ultima ini­ziativa {non gli sarebbe stato possìbile neanche dopo la prigionia di Gaeta e dopo l'occupazione di Roma); si sarebbe ritirato in una vita di scrittore solo dopo avere, anche disperatamente, dimostrato a tutto il mondo che un'Italia repubblicana non c'era stata non per la rassegnazione di Mazzini, ma per la fiacchezza, il conformismo, la viltà per il machiavellismo ed il materialismo, com'egli pure scriveva di troppi sedicenti repubblicani italiani, ad uno ad uno accovacciatisi, più o meno metaforicamente, sui velluti del trono savoiardo.
Ci riporteremo dunque ad un anno o poco più di distanza dalla dispe­rata impresa mazziniana dell'agosto 1870, per percorrere l'ideale itinerario che porta Mazzini all'ultima speranza dell'iniziativa siciliana, non importava tanto se vittoriosa, purché almeno fosse polemicamente forte e clamorosa.
Già il 27 maggio 1869, Mazzini comunicava a Sara Nathan di attendere precise risposte dal Mezzogiorno, dopodiché avrebbe deciso dei suoi fati , forse in coincidenza dell'inizio dell'autunno.,} Non ottimistiche previsioni: in una lettera ad Àldùsio Sammito del giorno dopo, lamentava la fiacchezza di tutto ài Partito d'Azione: Ignoro se io morrò col dolore nell'anima, com'egli morì [m. allude a Giovanni Grilenzoni]. So che sento vivissimo il disonore, che pesa su questa sacra terra d'Italia profanata nei primi anni del suo risorgere dal mai della Francia del Bonaparte, come lo era dal mai di Carlo V e di Clemente VII, negli anni del suo decadimento. Il non risentirsi della libertà violata, del mal governo economico, della inegua­glianza sancita nel voto, nelle armi, negli uflìcii a danno del popolo può
1) Gfr. SJE.L voi. LXXXV1II, p. 7.