Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE; MAZZINIANESIMO; SICILIA STORIA 1869-1870
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1973
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La Sicilia e Mazzini
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ordinate com'essa è, noi saremmo già da più mesi in azione . Ma, a poche ore di distanza, ad Aurelio Saffi, che egli riteneva assolutamente avverso, oltre che inadatto, ad una concreta iniziativa, diceva di meditare al proprio abbandono della partita, per dedicarsi a scrivere, anzi, più precisamente, alla compilazione di una pubblicazione teorica settimanale . ~'
Mazzini avrebbe voluto chiedere alle sue forze anche l'impossibile, ma avvertiva con profonda amarezza che gli animi dei vecchi compagni erano alieni, le forze divise ed Illanguidite, e non soltanto, come egli qualche volta diceva, da recìproche diffidenze e gelosie. Avvertiva che la monarchia sabauda era un inciampo pur troppo rassegnatamente accettato: che il repubblicanesimo si era ridotto in una opposizione teorica e morale e non più di questo. I comitati superstiti sembravano solo gingillarsi in promesse di insurrezione con relative {richieste di danaro per affrettarla: donde derivavano quelle contraddizioni continue di notizie buone e brutte, di appelli ottimistici e pessimistici, che i cortdspondenti di Mazzini assai probabilmente avvertivano meno di noi che leggiamo le raccolte epistolari. 1/11 gennaio 1870 comunicava al comitato, di Messina di avere ricevuto una intimazione di partenza da Palermo, e che egli sarebbe senz'altro venuto, salvo che non fosse cominciato prima un altro moto nel continente (ma non ci sarebbe stato). Il giorno dopo scriveva al Quinet che nel prossimo febbraio egli sarebbe stato Dio sa dove, oppure più padrone del suo tempo; ma sembrava ripromettersi, malgrado le recentissime delusioni, una iniziativa genovese o milanese, piuttosto che siciliana o meridionale; tanto più che, in quegli stessi giorni, confermandogli la sua stima personale. invitava Giarrizzo a ritrarsi dall'organizzazione, dato che non riscuoteva più tutta la fiducia dei compagni e, comunicando la cosa a Rosario Bagna-sco, precisava che egli, tuttavia, non intendeva più pressare, suggestionare, insistere. L'azione doveva essere meditata e spontanea. 3>
Dopo avere espresso, un mese prima, la sua sfiducia negli ideali repubblicani di Garibaldi, in una lettera dell'I 1 febbraio diretta al Generale, Mazzini tentava di infiammarlo con un concreto programma rivoluzionario, non privo addirittura di dettagli: 'Noi camminiamo rapidi ad un movimento che, rovesciando la Monarchia traditrice, conchiuderà, dopo un periodo diretti) da un Governo d'Insurrezione, in un'Assemblea Costituente da raccogliersi in Roma. S'intende che la parte repubblicana non può sostituirsi a quella ch'oggi regola, se non movendo, dieci giorni dopo il trionfo interno, su Roma, voi guidatore. L'organizzazione è compiuta e forte. Siamo certi . colla condizione che ora dirò dell'iniziativa di Genova e di
1) hi, p. 263.
2) Ivi, p. 266,
3) Ivi, pp. 299-300; 266; 301-302.