Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE; MAZZINIANESIMO; SICILIA STORIA 1869-1870
anno <1973>   pagina <197>
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La Sicilia e Mazzini
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ordinate com'essa è, noi saremmo già da più mesi in azione . Ma, a poche ore di distanza, ad Aurelio Saffi, che egli riteneva assolutamente avverso, oltre che inadatto, ad una concreta iniziativa, diceva di meditare al proprio abbandono della partita, per dedicarsi a scrivere, anzi, più pre­cisamente, alla compilazione di una pubblicazione teorica settimanale . ~'
Mazzini avrebbe voluto chiedere alle sue forze anche l'impossibile, ma avvertiva con profonda amarezza che gli animi dei vecchi compagni erano alieni, le forze divise ed Illanguidite, e non soltanto, come egli qual­che volta diceva, da recìproche diffidenze e gelosie. Avvertiva che la mo­narchia sabauda era un inciampo pur troppo rassegnatamente accettato: che il repubblicanesimo si era ridotto in una opposizione teorica e morale e non più di questo. I comitati superstiti sembravano solo gingillarsi in promesse di insurrezione con relative {richieste di danaro per affrettarla: donde derivavano quelle contraddizioni continue di notizie buone e brutte, di appelli ottimistici e pessimistici, che i cortdspondenti di Mazzini assai probabilmente avvertivano meno di noi che leggiamo le raccolte epistolari. 1/11 gennaio 1870 comunicava al comitato, di Messina di avere ricevuto una intimazione di partenza da Palermo, e che egli sarebbe senz'altro venuto, salvo che non fosse cominciato prima un altro moto nel continente (ma non ci sarebbe stato). Il giorno dopo scriveva al Quinet che nel pros­simo febbraio egli sarebbe stato Dio sa dove, oppure più padrone del suo tempo; ma sembrava ripromettersi, malgrado le recentissime delusioni, una iniziativa genovese o milanese, piuttosto che siciliana o meridionale; tanto più che, in quegli stessi giorni, confermandogli la sua stima personale. invitava Giarrizzo a ritrarsi dall'organizzazione, dato che non riscuoteva più tutta la fiducia dei compagni e, comunicando la cosa a Rosario Bagna-sco, precisava che egli, tuttavia, non intendeva più pressare, suggestionare, insistere. L'azione doveva essere meditata e spontanea. 3>
Dopo avere espresso, un mese prima, la sua sfiducia negli ideali repub­blicani di Garibaldi, in una lettera dell'I 1 febbraio diretta al Generale, Mazzini tentava di infiammarlo con un concreto programma rivoluzionario, non privo addirittura di dettagli: 'Noi camminiamo rapidi ad un movi­mento che, rovesciando la Monarchia traditrice, conchiuderà, dopo un periodo diretti) da un Governo d'Insurrezione, in un'Assemblea Costituente da raccogliersi in Roma. S'intende che la parte repubblicana non può sosti­tuirsi a quella ch'oggi regola, se non movendo, dieci giorni dopo il trionfo interno, su Roma, voi guidatore. L'organizzazione è compiuta e forte. Siamo certi . colla condizione che ora dirò dell'iniziativa di Genova e di
1) hi, p. 263.
2) Ivi, p. 266,
3) Ivi, pp. 299-300; 266; 301-302.