Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE; MAZZINIANESIMO; SICILIA STORIA 1869-1870
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1973
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pagina
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200
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200 Francesco Luigi Oddo
vendo, si sarebbe definitivamente dedicato alla sua vocazione di pensatore e di scrittore politico, anche al fine di denunziare l'opportunismo, il camaleontismo o, quanto meno, l'inerzia di tanti democratici. Intanto, nelle sue lettere, denunziava, senza alcun tono di sorpresa, ma certo amaramente, contrasti e cedimenti avvenuti, nei comitati di Roma, di Genova, di Milano; disapprovava certi colpi di testa locali, serviti, più che ad altro, a provare inettitudine repubblicana, carenza di capi, riluttanza in alcuni di essi ad esporsi, interesse in altri al patteggiamento con la maggioranza governativa.
Da queste prove di viltà o, quanto meno, di incapacità, erano derivate e derivavano ulteriori diserzioni e disperazioni. Invano aveva raccomandato e raccomandava affinché, sorba in un punto ima iniziativa, anche di poco conto, tutti i gruppi e comitati più vicini immediatamente appoggiassero ed estendessero la sollevazione: andava bene anche una sollevazione di piccole bande, purché queste sapessero svolgere un'azione a catena, capace di propagarsi in vaste zone, fino a diventare un grande incendio rivoluzionario. Il malumore sarebbe prevalso sulle esitazioni e sulle paure; la grande massa, non soddisfatta, ma soltanto acquiescente, nel momento in cui avesse visto franare la più piccola frazione dell'edificio statale, sarebbe balzata all'assalto ed avrebbe irresistìbilmente travolto tutto il resto, accorgendosi finalmente di tutta la propria forza, di cui al momento si dimostrava inconsapevole.
Intimamente bisognoso e desideroso di trarsi fuori dalla lunga lotta, lasciando liberi tutti gli altri di fare o non fare per loro conto, continuava, però, da un mese all'altro, a dibattersi, come incapace di uscirne, nella rete da lui stesso tramata della organizzazione e della corrispondenza. Sempre più sfiduciato nei confronti dei repubblicani settentrionali, confidava ancora un poco nella Sicilia e nel Meridione, in cui erano generalmente più gravi i problemi economico-sociali, più gravi i' risentimenti verso la tf conquista piemontese, più gravi le delusioni patite dal nuovo regime.
Intendeva perfino interrompere la stessa corrispondenza con persone diventate troppo sorde: E così farò con tutti scriveva fuorché col Sud. Là continuo il lavoro, perché mi sento ancora un po' di fede nelle loro serie intenzioni . *' Definiva il Napoletano e la Sicilia ce la base naturale del moto ; raccomandava che il gruppo Cola Janni procedesse prudentemente, assicurandosi di avere dietro tutta l'Isola. Struggendosi per ài tragico silenzio di Genova e Milano, gridava al Campanella la sua collera più solenne, anche e soprattutto nei confronti di Garibaldi: Oggi, io non ammetto che un lavoro tendente direttamente all'azione. E non vedo, dalla
i) Ivi, p. 222.