Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE; MAZZINIANESIMO; SICILIA STORIA 1869-1870
anno <1973>   pagina <203>
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ha Sicilia e Mazzini
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nostra città, o se devo tra pochissimi giorni andare a cercare, dove sapete, l'iniziativa che non ho potuto trovare altrove a.1 >
Nessuna seria speranza; e allora Mazzini partiva disperatamente per la Sicilia. Una scelta politica: precorrere la catastrofe francese e scorag­giare ogni pensiero di intervento sabaudo al fianco di Napoleone; precor­rere con un gesto repubblicano la cessione di Roma all'Italia o la presa di Roma da parte dell'Italia sabauda; una scelta umana: protestare, pa­gando di persona, contro gli opportunismi e le viltà dei vecchi amici; di­mostrare il proprio coraggio e la propria capacità di abnegazione, semmai ve ne fosse ancora bisogno, ad amici e nemici; dimostrarsi concretamente grato a chi sapeva creare ancora coraggiosamente un fatto a; chiudere finalmente comunque la estenuante carriera di agitatore, di cui si era reso schiavo: restituirsi a se stesso, uomo con tutti gli acciacchi e le sofferenze e le difficoltà e le stanchezze di tutti, gli altri uomini.
A D agnino diede il suo indirizzo di Palermo, anche per esservi rin­tracciato al più. presto da persona che doveva portargli del denaro da Londra; avrebbe comunicato il suo arrivo mandando un giornale paler­mitano. Affrontò un lungo viaggio in treno, fino a Napoli, con un passa­porto inglese intestato ad Henry Zannith, commerciante, maltese. Aurelio Sani e molti altri amici lo avevano decisamente dissuaso; ma egli, altret­tanto decisamente, si era mostrato stufo di raccomandazioni e seccato dalle premure. Aveva promesso d'andare in Sicilia e doveva andarci: in un mese e mezzo, due volte la commissione palermitana si era già recata da lui per prendere gli ultimi accordi. Nessuno l'avrebbe più trattenuto; poi l'arrestassero pure; l'uccidessero pure.2)
Fu riconosciuto sul treno; fu riconosciuto nell'albergo di Napoli, in cui dovette trattenersi. Fu certamente una inutile manovra quella di pas­sare in casa della famiglia Profumo. Egli era ben seguito dalla polizia
I) lei, p. 12.
2.1 Si cfr. E. PANTANO, op. ctt., p. 332; scrisse A. SAFFI, À proemio del testo, cit., p. CXII: In epifille congiunture, fermo nell'idea che l'Italia dovesse precedere e predi­sporre, anziché seguire, le combinazioni del tempo, e che, dato un moto che avesse hi sé potenza d'iniziativa nazionale, fosse da coglierne l'occnaionc ponendolo sotto l'insegna ohe sola poteva, per suo avviso, rigenerare la vita della Nazione, cedette ad ingannevoli pro­poste d'azione in Sicilia: e perché il moto porgesse malleveria non dubbia di tendere, non a separazione, ma ed unità, deliberò di recarsi a prenderne in persona il governo. Né valsero a rimovedo dalla sua risoluzione gli avvertimenti degli amici, presaghi della poca serietà di quelle proposte . Ed alla nota 2) della stessa pagina si legge: Ave dato pro­messa d'andare, e si sentiva in debito di attenerla. Ogni argomento in contrario lo irri­tava si fattamente, entrando a discutere, da patirne nella salute già assai malferma. Onde gli amici per non contristarlo e aggravare la sua Indisposizione fisica, non osarono insi­stere In quanto al doppio gioco di Bismarek, prima con Mozzini, poi contro Mazzini, in favore di una a conquista regio di Roma, si veda il Proemio dello stesso Saffi al voi. XVI degli Scritti eli., p. XLHL