Rassegna storica del Risorgimento
GOZZE LUCA; SLAVI MERIDIONALI PROGETTO DI UNA SOCIET? CATTOLICA
anno
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1973
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pagina
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207
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RASSEGNE, DISCUSSIONI E VARIETÀ
IL MANIFESTO DEL CONTE LUCA GOZZE
PER LA FORMAZIONE
DI UNA SOCIETÀ CATTOLICA TRA GLI SLAVI
Il giovane Andrea Torquato Brlic, emissario a Parigi, verso la fine del 1848 e durante i primi mesi del '4-9, del bano di Croazia, Jelac,1) ricevette, nell'autunno di quello stesso anno, un invito dal conte Luca Gozze, consigliere d'ambasciata austriaco a Dresda, a recarsi presso di lui in quella capitale.2) L'argomento di cui il Gozzo desiderava discutere, la fondazione di una società cattolica per l'unità degli Slavi meridionali, non poteva lasciare indifferente il Brlic, che già durante i suoi soggiorni a Vienna e a Parigi s'era interessato al problema. Partito in tutta fretta da Osìjek, ricevette già a Vienna il manifesto redatto dal Gozze, che, secondo il suo solito, trascrisse fedelmente nel proprio diario.
II problema di un'unione delle Chiese era assai attuale intorno alla metà del secolo scorso, specialmente tra coloro che si occupavano di cose slave. Nel 1847, il sacerdote ruteno Ippolito Terlecki presentava a Pio IX un rapporto, nel quale esso veniva assai bene prospettato. Il Terlecki è ottimista nel considerare la possibilità di un'unione; sottolinea però, che l'ostacolo maggiore ad essa è lo scisma russo.3) In linea con il pensiero predominante tra gli emigrati polacchi e ruteni,4) era convinto infatti, che la Russia zarista avrebbe tentato di estendere, sotto il manto della fede ortodossa, la sua influenza politica tra tutti i popoli slavi.5) H pericolo di un ingrandimento della sfera d'influenza della tirannide russa per l'Europa tutta, era troppo evidente perché non si tentasse di opponisi. H mezzo più adatto sembrava quello di una controffensiva cattolica tra le popolazioni slave, quasi per costruire una salda barriera alle ambizioni dell'impero zarista. In Italia, si fece portavoce di simili proposte lo scrittore dalmata Niccolò Tommaseo, sempre attento a guanto succedeva nei Balcani. Nell'ottobre del '47, inviava da Firenze al papa una lettera, nella quale consigliava di concedere agli Slavi meridionali i riti e la lingua natia. Solo in tal modo sarebbe stato possibile allontanarli dalla Russia, la quale, a suo avviso, aveva già acquistato tra gli Slavi austriaci tanta influenza, che tutti son Russi nel cuore, e quando dicono imperatore intendono Niccolò.6' Diventato
>) RUDOLF MMXNER, A. T. Brlic, émissuire du Bau Jelacié en Frùtice, in Annales de VlnslUnt francala de Zagreb, a. HI (1939), n. 8, pp. 149.
2) Archivio Brlió, Sluvonski Rrod U.B.1, Diario di A. T. Brlic", 1849, voi. VI,
p. 1 (mas).
3) ANGELO Tv/i no un A, Pio IX, la lettera agli Orientali </n suprema Petri apostoli sede* del 1848 e il mondo ortodosso, in Rassegna storica del Risorgimento, a.
LVI (1969), p. 352.
4) ACATIION GILLES, O iydu i pracach P. U. Duchi rìskiego, kijowianina (La vita
e le opere di F. H. Duelunski di Kiev), Lwòw, 1885,
5) A. TAMBORRA, op. eh., p. 352.
6) Biblioteca Nazionale, Firenze, [fì.N. 71 Tomm., 118, 94, Lettera del Tommaseo al papa, Firenze, 11 ottobre 1847 (mas).