Rassegna storica del Risorgimento

?BER FERDINANDO; GIORNALI GRAN BRETAGNA 1859-1860; <> 18
anno <1973>   pagina <215>
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Giornalismo e azione: F. Éber
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in forma concreta raccordo che portò alla missione balcanica del Klapka. Il generale, che viaggiava sotto un falso nome, si era assunto il compito di prepa­rare il terreno, con l'appoggio dei consoli sardi e francesi in Serbia e nei Prin­cipati, alla futura azione militare che doveva provocare l'entrala nel conflitto dell'Ungheria insorta. Le operazioni dovevano svolgersi in tre direzioni: sbarco della legione ungherese e di un corpo di spedizione francese sulle coste dal­mate, irruzione nel Banato dalla Serbia e sollevazione degli Ungheresi della Transilvania, riforniti d'armi attraverso i Principati Danubiani.
Klapka, giunto a Costantinopoli alla metà di marzo, dopo un incontro col ministro sardo Durando, proseguì per Jassy e il 29 marzo firmò un trattato col principe Cuza il quale, ottenute formali garanzie in merito alle aspirazioni na­zionali dei Rumeni della Transilvania, s'impegnava a richiedere armi e muni­zioni al governo francese e cederne una parte considerevole all'insurrezione un­gherese. Klapka passò, quindi, a Belgrado per sondare il terreno col governo serbo, e poi s'imbarcò per giungere a Torino il 20 aprile, prima dell'arrivo del-Fultimatuni austrìaco.
Non era solo. Lo accompagnava un altro ungherese l> che ormai da parecchi anni si trovava nell'Europa Sud-Orientale quale corrispondente speciale de/ Times. Ferdinando Éber, anch'egli esule politico dal 1849, doveva forse alla sua for­mazione di diplomatico uscito dall'Accademia Orientale di Vienna, fu nel 1848 addetto all'Ambasciata d'Austria a Costantinopoli, da dove rientrò in pa­tria per assumere servizio come segretario al Ministero degli Esteri del governo rivoluzionario ungherese , alle sue larghe conoscenze linguistiche e alla esperienza acquisita nei problemi orientali la singolare fortuna di essere stato ammesso tra i collaboratori del giornale più autorevole ed esclusivo, considerato il portavoce della classe dirigente inglese. Il Times, che seppe tener testa al governo stesso, richiamandosi alla libertà di stampa per mantenere le proprie posizioni2) e il cui direttore T. Delane era spesso consultato dal Primo Mi* nistro, esigeva dai suoi corrispondenti la massima veridicità ed esattezza nelle informazioni, e una severa obiettività priva di ogni spirito di parte: essi do­vevano conservare la loro piena indipendenza dall'influsso dell'ambiente in cui lavoravano e limitarsi a essere rappresentanti del giornale. Non solo: ma le loro relazioni, oltre alla cronaca nuda dei fatti, dovevano tendere a offrire ai lettori un quadro quanto più completo possibile della situazione nei suoi vari aspetti; di qui la scrupolosa scelta dei collaboratori e la severa selezione alla quale il direttore amministrativo del giornale li sottoponeva in base alla valutazione della loro attività attentamente seguita e criticata. Il Times stampava tutti gli articoli, dagli editoriali alle varie corrispondenze, senza firma, limitandosi, tut-
E. KOLTAY-KASTNEII, Iratok a Koasuth-emigràció torténetéhez [Documenti per la storia dell'emigrazione di Kossuth]. Szegcd, 1949; E. KOL.TAY-KAST.Nan, A Kossuth-enrigrució Oluszorsviglmn [L'emigrazione Kossuth in Italia], Budapest, 1960; Carteggio Cavour-,igra, voti. MI, Bologna. 1926; A. TAMIIOBHA, Cavour e i Balcani, Torino, 1958; L. KOSSUTH, Irataim ai enùgràcióhól [Scrìtti dall'emigrazione], voli. I-X, Budapest, 1800.
1) Szarvudy a Kossuth, Parigi, 28 aprile 1859, E. KOLTAY-KASTNEB, Documenti
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2) Così all'inizio del 1852, quando il tono ostile usato dal giornale nei riguardi di Luigi Napoleone provocò una discussione alla Camera dei Lords sulla responsabilità della stampa. (The ltislory of the Times, voi. Ili The trad.ition esl aldi shed: 1841-1884, London, 1939, pp. 153-158).