Rassegna storica del Risorgimento

?BER FERDINANDO; GIORNALI GRAN BRETAGNA 1859-1860; <> 18
anno <1973>   pagina <222>
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222 LJIT Magda Jósiay
H ano lavoro di cronista non fa tuttavia dimenticare all'Éber l'impegno assunto con il Comitato Nazionale Ungherese. Dopo la battaglia di Magenta, il 6 giugno, egli si reca, infatti, a Novara per incontrare i prigionieri dell'armata austriaca: più di 5.000, tra cui 73 ufficiali. Dalla verifica gli risulta che da cin­quecento a seicento soldati di linea sono di nazionalità ungherese: a sentirlo parlare nella loro lingua, accorrono tutti, e ai suoi rimproveri per aver com­battuto al fianco degli Austriaci rispondono accorati di esserci stati costretti in' forza della disciplina. Dalle loro dichiarazioni il giornalista trae, tuttavia, la convinzione che sarebbe facile con un invito ufficiale ottenere la loro ade­sione collettiva, specie se fossero separati dal resto dei prigionieri. Scrìvendo al Comitato Nazionale non nasconde, però, la sua impressione di trovare poca disposizione ad assecondarlo negli ambienti dell'alto comando militare alleato: i. Francesi, infatti, sembrano temere complicazioni internazionali, mentre nel­l'esercito sardo, a cominciare da La Marmora, sussiste l'avversione per ogni tipo di formazione volontaria. L'Éber sollecita un intervento di Klapka e colleghi per ottenere l'appoggio necessario alla sua opera di reclutamento per la legione ungherese, opera che sarebbe favorita dall'incipiente demoralizzazione del­l'esercito austriaco, sconfitto e in ritirata. !) Nei successivi contatti con i prigio­nieri ungheresi in Lombardia l'Éber trova molti che, già preparati da un pro­clama clandestino diffuso in Ungheria, si mostrano disposti a passare nelle file della legione. Consiglia, pertanto, di raccoglierli insieme e di formarne un bat­taglione, la cui comparsa sotto bandiera ungherese nelle prime linee del fronte dovrebbe avere un effetto infallibile sul morale dei connazionali inquadrati nei reparti austriaci. Tramite Pietri, venuto a Milano, l'Éber ha ottenuto l'approva­zione dell'imperatore, e insiste perché si proceda con urgenza, data l'imminenza di sviluppi decisivi della campagna. Dai prigionieri ungheresi nativi della Transilvania egli apprende anche l'esistenza di numerosi depositi d'armi na­scoste in quella regione, ed egli lo segnala come una risorsa da tenere in con­siderazione per il caso dell'estensione della guerra in territorio ungherese pre­vista dal piano Klapka.2)
Lontano dalla capitale e da Genova, sede del Comitato, dove l'amico Klap­ka e gli altri capi dell'emigrazione, combattuti tra opposti sentimenti di illusione e scoraggiamento, sono olle prese con difficoltà e ostacoli di vario ge­nere, dalle lungaggini burocratiche alle manovre diplomatiche ostili alla loro causa, l'Éber, nella scia della lenta marcia dell'immenso esercito che avanza come in una agréable promenade in a park attraverso la bella pianura lombarda verso l'Adda, sembra per un momento abbandonarsi alla piacevole parentesi di tregua per osservare con la curiosità del viaggiatore lo spettacolo della natura lussureggiante, dei paesi pittoreschi e della popolazione festosa.3) Per la prima volta egli incontra i volontari che vanno a raggiungere il corpo di Garibaldi, e per la prima volta, a Bergamo liberata dai Cacciatori delle Alpi, può rendersi conto personalmente del significato che l'azione del condottiero ha assunto nel movimento di liberazione. Nel l'esporre ai lettori del Times che, a differenza del-
1) jSber al Comitato Nazionale Ungherese, Novara, 6 giugno 1859, ACS, Fondo Klapkn. 1. CÌL
2) Ébcr a Klapka, Milano, 12 giugno 18S9, I. cit. Il decreto regio per la formazione della legione venne emanato il 10 giugno, con data 24 maggio; l'effettivo delta legione contava allora 4SI uomini. E. KOLTAY-KASTMKH, L'emigrazione di Kossuth cit., p. 133.
*) The Times, 21 giugno 1859, p. 9.