Rassegna storica del Risorgimento

?BER FERDINANDO; GIORNALI GRAN BRETAGNA 1859-1860; <> 18
anno <1973>   pagina <228>
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228 r Magda Jàszay
il parere dell'Ungherese circa la possibilità di mia sollevazione nel suo paese nel caso che l'Austria riprendesse le ostilità, e l'Éber conferma senza esitazione. l>
Stroncati i piani di collaborazione con l'emigrazione ungherese dall'armi­stizio di Villafranca, Cavour pensa ora dì riannodare il filo interrotto per non lasciarsi sfuggire alcuno dei mezzi di cui, nel caso, avrebbe potuto utilmente servirsi contro l'Austria: e suggerisce, tramite Alessandro Bixio, ai capi ungheresi di delegare un rappresentante del Comitato Nazionale Ungherese a Torino.2) KossutJi manda Francesco Pnlszky, uomo di lettere e di vasta cultura, residente a Londra da un decennio, il quale giunge a Torino nell'aprile 1860 nella veste ufficiale di corrispondente del Daily News, ma in realtà per trovarsi a portata di mano e fare da tramite tra l'emigrazione ungherese e il governo Cavour.3) Egli perciò rimarrà stabilmente a Torino, mentre il suo collega e connazionale correrà agitato da una parte all'altra della penisola per tener dietro agli avvenimenti incalzanti.
Fallita in gennaio una sua missione a Roma voluta dal Morris per la diffi­coltà di ottenere un passaporto, data la sua posizione di emigrato politico,4) l'Éber è in marzo in Emilia, quindi a Chambéry per informare sull'annessione della Savoia, e ritorna in Italia facendo sosta in Svizzera. Ma già il 17 aprile Morris lo invitava a fare un viaggio in Sicilia per appurare la verità circa l'in­surrezione della quale non arrivavano che notizie vaghe e contraddittorie.5) Anche a Torino si era completamente all'oscuro di quanto avveniva nell'isola: né il governo né gli emigrati siciliani erano informati: prevaleva l'opinione che il partito mazziniano si fosse servito dei nome del re e di Garibaldi, e che gli insorti attendessero perciò aiuti dal Nord Italia. E l'Ungherese già freme al pen­siero che la troppa prudenza e la titubanza facciano fallire l'occasione di Inter-venire e rovesciare il regime borbonico in Sicilia. Pensa che se, come si ritiene, l'interno dell'isola è ancora in mano agli insorti, Garibaldi, che ha circa otto­cento uomini a Genova, potrebbe avere qualche possibilità di successo. È al corrente che questi era venuto a Torino per chiedere al ministro inglese Hudson una nave britannica, e che aveva avuto un rifiuto. E come altri che in quei giorni desideravano un incontro col generale, chn per dissuaderlo dall'impresa, chi per offrirgli collaborazione anch'egli, che oltre all'interesse professionale è attratto dal fascino personale del condottiero e dalla causa di cui egli è di­ventato simbolo, decide di raggiungere Garibaldi a Genova. Ivi lo aveva chia­mato anche l'amico Tifar che si trova al fianco del suo generale, come nel 1859. *)
*) L'altro giorno ho visto Cavour ohe mostrava un atteggiamento del lutto bellicoso. Vera è che qualche minuto prima che lo vedessi aveva parlato a lungo col ministro francese che gli aveva detto delle cose molto spiacevoli, ma è impossibile che uno, cosi abile come quell'ometto occhialuto, non si renda conto della precarietà delle circostanze e non si prepari. Mi ha domandato se credevo che da noi vi sarebbe stato un moto nel caso della ripresa della guerra, ed io, ovviamente, ho risposto di sì . Éber a Klupka. Milano, 20 man 1860, ACS 1. ;<3fe:
L. Telekì a Kosauih, 5 marzo 1860, ACS Fondo Kossuth, u. 1. 8229.
3) F. PutszKY, Éhiein fa kormn [La mia vita ci miei tempi], Budapest, 1882. voi. IV, P-9.
4) Éber a Klapka, Milano, 9 gennaio 1860. Andò in voce sua il Gallengo, ma fini col-l'esscre espulso dal governo pontificio. 27ie HUtory eìi... p. 288.
*) Ibidem, p. 288.
6} Ébcr a Klopka, Torino, 3 maggio 1860. ACS 1. cit.