Rassegna storica del Risorgimento
?BER FERDINANDO; GIORNALI GRAN BRETAGNA 1859-1860; <
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anno
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1973
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238
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235H Magda Jószay
menti, in gran parie avventurieri in cerca di fortuna, il piccolo esercito garibaldino dei primi mesi, animato dal coraggio e dall'esempio del condottiero, si è trasformato in una forza di 20.000 uomini che, però, non offre più la stessa garanzia di efficienza ai suoi propri ufficiali. Secondo il nostro, bisognerebbe dare tutto in mano al Piemonte perché l'organizzi utilizzando quanto c'è di buono e rimandando il resto . Considera perciò con una certa perplessità la prospettiva dell'imminente battaglia con l'armata borbonica concentrata a Capua, superiore di numero e munita di buona artiglieria e cavallerìa, così esigue invece dalla parte dei garibaldini.J>
Appena due giorni dopo, la battaglia del Volturno darà una solenne smentita a quei pronostici pessimistici, e una personale soddisfazione all'Éber, la cui brigata avrà una parte importante nella fase decisiva della giornata. La Brigata egli racconterà poi all'amico che fino alla una del pomeriggio era rimasta in riserva, si è portata avanti per sostenere l'ala destra e si è comportata in modo da decidere la battaglia. Hanno combattuto splendidamente tutti, la Legione [ungherese] sotto gli occhi di Garibaldi: sono contento perché vedo di non aver faticato invano .2) Dello svolgimento della più importante battaglia della carriera militare di Garibaldi egli darà la solita narrazione esatta e dettagliata in due puntate,3 dopo avere già descritto nelle precedenti corrispondenze le posizioni delle forze nazionali sotto Capua.4)
Ma questo giornalista diventato da un giorno all'altro generale di brigata si sente troppo legato alla causa per cui ha combattuto e alla persona del capo, per potersi mantenere, come stabilito col collega di Napoli, entro i limiti delle pure corrispondenze di guerra. Se nelle lettere confidenziali ha liberamente lascialo trasparire i dubbi e il malcontento che gli ispirava la situazione, 6ulle colonne dell'importante organo dell'opinione pubblica inglese egli volle ancora adoperarsi per salvaguardare tutto il prestigio di Garibaldi agli occhi dei liberali europei allarmati per quanto stava succedendo a Napoli, e dare una chiarificazione della linea politica dell'eroe minimizzando i contrasti che potevano far apparire problematica l'unione del Mezzogiorno liberato col Regno sardo. Nelle sue considerazioni egli ha cura di presentare questi contrasti come tendenziosamente gonfiati dai nemici e dai falsi amici del dittatore. Non solo l'Éber smentisce categoricamente ogni insinuazione di una possibile rottura tra l'eroe e il re, ma mette in rilievo come l'attaccamento sincero e senza riserve di Garibaldi al monarca sia dovuto alla ferma convinzione che Vittorio Emanuele sia indispensabile per raggiungere l'unità della penisola. Non esita bensì ad ammettere che questa simpatia per il sovrano, inconfondibile per chi conosce il carattere franco e leale dell'eroe, non si estende ai suoi ministri e allude al noto conflitto con Cavour ma ne trova la ragione naturale nell' inherent anta-gonisni in the position of a patriot chief and warrior and a statesman at the head of affaire in such criticai circumstances and working chiefly by diplomatic negotiations . Respinge, quindi, le deduzioni avventate di chi nella presenza di Mazzini e di Bertani credeva di scorgere un mutamento di rotta nella politica garibaldina. Precisa che l'amicizia personale del dittatore per i suoi collaboratori di tendenze radicali non implica l'adozione del loro programma e si
') Ibidem.
2) Ébcr a Klnpko. S. Maria di Capua, 6 ottobre 1860, ACS h eit.
*) The Timea, 9 ottobre, p. 7, 11 ottobre, p. 7.
*) TJte Times, 27 settembre, p. 4, 6 ottobre, p. 9.