Rassegna storica del Risorgimento

anno <1973>   pagina <258>
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258 Angelo Ara
affrontare 11 problema, celava probabilmente dubbi sull'idoneità di Vienna a risolvere in termini nazionali la Uni/versitàufroge. Il paravento degli equilibri parlamentari serviva a prevenire e a ribattere le prevedibili critiche e opposi* zioni. Le perplessità che, anche in seno al gabinetto, esistevano su Vienna, sono confermate da un sondaggio compialo presso personalità tedesche e esponenti di ambienti austriacanti del Litorale adriatico sull'opportunità di istituire a Trieste una facoltà italiana.'>
Tra gli interpellali piuttosto isolate sono le prese di posizione contrarie a Trieste, motivale soprattutto dal timore che un'università italiana avrebbe arre­cato un rilevante danno al Dcutschium adriatico* Le altre voci invece sono con­cordi nell'escludere che un istituto di studi superiori a Trieste possa avere con­seguenze negative in una prospettiva grossosterreictiùche. Si riteneva general­mente che l'irredentismo non avrebbe ricevuto un consistente e sostanziale im­pulso da poche centinaia di studenti, e che un atteggiamento soffice nei confronti di un giustificato Anspruch culturale italiano, avrebbe consentito poi di assu­mere una linea dura verso le più pericolose manifestazioni di irredentismo poli­tico. Veniva anche prospettata la possibilità di giocare contemporaneamente la carta slovena,2) incoraggiando slavi bilingui a frequentare l'università italiana, e creando cosi un contrappeso all'influenza italiana. Un indirizzo filo-slavo veniva considerato come die einzig mogliche oslerreichische Politik in Trieet>,3) e l'unica via in grado di contrastare il peso eccessivo che avrebbe acquistato at­traverso un istituto di studi superiori il gruppo etnico che già deteneva su scala locale le posizioni egemoniche. La maggioranza degli elementi lealisti locali sembrava quindi escludere la pericolosità nazionale della soluzione trie­stina, soprattutto se unita ad un'accorta politica grossosterreichische e filo-slava, che non era ritenuta incompatibile con la concessione della facoltà agli italiani.4)
1) Cfr. VA.W., Mhusterrats-Prasidium, 1908'5695 e, soprattutto. 15)12/3136, dove sono raccolta i pareri in merito alla costituzione di una facoltà italiana, espressi da esponenti della nobiltà, del olerò e del mondo politico e commerciale austrofilo trie­stino. Il Presidente del Consiglio Bienerlh aveva chiesto a queste personalità in data 8 gennaio 1909 suggerimenti in merito alla creazione di una facoltà italiana a Trieste o a Zara. Le risposte pervenute a Vienna sono del Freiuerr zu Weìchs (11 gennaio 1909), del Dr. Gino Pompieri (11 gennaio 1909), del Vescovo da Trieste Dr. Franz Nagl (13 gennaio 1909), di Fried Marena (11 gennaio 1909). L'eventualità di porre a Zara un centro universitario italiano è scartata da catti gli interpellata e la discussione verte solo su Trieste.
2) Alcuna tra gli osservatori interpellati accennano anche all'opportunità di ap­poggiare il partito crietiiano-oociale triestino, senza rendersi conto dell'inconsistenza di questo gruppo, screditato dalle sue velleità antisemite.
3) L'espressione è usata nel lesto del Freiherr zu Weichs.
*) Dedicato al problema di Trieste quale eventuale sede della facoltà italiana, è un notevole articolo di un giornalista austriaco vicino agli ambienti dell'ambasciata imperia I-regia presso il Quirinale, Max imi li an Claar, in L'Italia all'estero, 20 novem­bre 1908. L'autore si dichiarava incondizionatamente favorevole ad un'università ita­liana, ma contrario Ma sede triestina: Trieste a suo avviso quale città commer­ciale, porto marittimo, e centro dell'irredentismo era inidonea ad ospitare l'istituto universitario italiano. Egli inoltre scriveva die le elezioni a suffragio universale del 1907 avevano provato che la città non era più a maggioranza italiana, il che toglieva validità lìii'Anspruch italiano. Claar aggiungeva anche che le città a popolazione mista non costituivano la sede adatta per il parifico svolgimento degli studi, come era di-